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di Maria Carmela de Dato
Da pochi mesi nelle librerie, Solo per giustizia, primo libro firmato Raffaele Cantone. Da un anno al Massimario della Corte di Cassazione, dal 1999 al 2007 ha ricoperto la carica di pubblico ministero presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli conducendo le maggiori indagini contro la camorra napoletana, e soprattutto, casertana dei casalesi.
In Solo per giustizia egli ripercorre la sua esperienza da magistrato contro quella che spesso viene definita “cancro” della nostra società, ovvero la camorra. Racconto autobiografico, il libro si apre con quello che sarà, di lì a poco, il suo ultimo giorno da magistrato in quell’ufficio all’undicesimo piano del palazzo della procura al Centro Direzionale di Napoli. Ufficio in cui tante sono le storie di vita, di miseria e di potere intrecciate con la malavita organizzata in cui si è scontrato. Tanti i fascicoli giudiziari scritti, tanti i ragazzi della scorta, marescialli, poliziotti, carabinieri, avvocati, magistrati, giudici, colleghi, collaboratrici amministrative e testimoni passati negli anni in quell’ufficio dalla cui finestra è possibile cogliere interamente la stranezza della città. Da una parte sullo sfondo, l’ immagine da cartolina con il Vesuvio che si affaccia sul Golfo di Napoli, dall’altra in primo piano, il degrado. Due facce della stessa medaglia che diventano lo specchio nel quale è anche possibile fermarsi a riflettere. E l’autore del libro non perde l’occasione per farlo. Ripercorre a ritroso la storia di quello che egli stesso definisce “suo mondo” e dal quale è difficile staccarsi nonostante le difficoltà che comporta un lavoro del genere.
Un’ immersione profonda nell’album dei ricordi che raggiunge il giorno del tanto pesante esame di diritto penale superato con trenta e lode all’Università Federico II di Napoli passando tra anni della pratica d’avvocato e il districarsi fra gli uffici e la Cancelleria del Tribunale. L’autore conduce il lettore nel periodo della profonda crisi che vive durante il suo praticantato e il seguente abbandono dell’avvocatura per prendere la strada della magistratura. Il viaggio prosegue passando dall’uditorio e al giuramento nel 1991 al palazzo di Catelcapuano che segna il suo vero e proprio ingresso in Magistratura, dal tribunale alla “procurina”, per poi arrivare alla Direzione distrettuale antimafia. Tra questi ci sono anche i ricordi personali, come il suo matrimonio ed il viaggio di nozze, l’ultimo in piena libertà, perché poi le cose cambiano.
I numerosi episodi giudiziari raccontati mostrano in tutta la sua interezza l’aspetto umano di un uomo che non ama definirsi eroe. Un uomo alle prese con la paura, l’angoscia, i sensi di colpa per aver costretto, in nome del suo amore per il diritto, tutta la sua famiglia a vivere 24 ore su 24 sotto la sorveglianza della scorta e a muoversi con tre volanti blindate,uomini armati più i diversi in borghese, per aver “costretto” due bambini a non avere una vita normale. E poi l’invidia e le accuse di presenzialismo da parte dei colleghi, le calunnie provenienti dallo stesso ambiente della magistratura, le diverse minacce di morte ricevute dai boss e dalle loro famiglie.
Man mano che l’autore si racconta, il libro assume la forma di un’eccellente lezione sulla legalità e sulla responsabilità civile che noi tutti abbiamo nei confronti di quel mondo che solo apparentemente ci è lontano. Cantone ci fa penetrare ancora più a fondo in quel mondo che Roberto Saviano con Gomorra ci ha fatto conoscere.
E se è vero, che a rendere un libro “pericoloso” non è l’autore ma i lettori, che con la lettura abbattono il muro del silenzio che circonda il mondo della criminalità organizzata, sta a noi far sì che Solo per giustizia faccia altrettanto.