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LETTO PER VOI. Carmine Pascià (Che nacque buttero e morì beduino)

23-03-2009

di Marco Fiori

Se cercate un libricino di lettura scorrevole, ma al contempo con contenuti e, soprattutto, spunti non banali, potreste dare un’occhiata a “Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino)” di Gian Antonio Stella. Sì, proprio l’autore, assieme a Sergio Rizzo, di “La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili”; qui, in veste di narratore.

In questo piccolo libro, centoventitre pagine senza contare la bibliografia e i ringraziamenti, Stella narra la storia del “povero diavolo” Carmine Immacolato Antonio Iorio, di Altavilla Silentina, che dal Mezzogiorno italiano più povero ed abbandonato – dallo Stato e soprattutto dalle classi dirigenti locali, i “baroni” – si trova catapultato dalla leva nella Libia del 1913.

Recentissima e piuttosto riottosa colonia italiana, sulla scia di una “impresa d’oltremare” contro l’impero ottomano che aveva scomodato anche le “muse” e i discorsi di D’Annunzio e Pascoli, la Libia diventa il “campo del dolore” di tanti fanti inconsapevoli, come Carmine: il quale, sempre più maldisposto e riottoso di fronte a una assurda disciplina, si trasformerà prima in un disertore inconsapevole e poi in un musulmano, per poi diventare un esponente della resistenza locale contro gli invasori. Fino a una fine simbolica e tragica.

“Carmine Pascià” di Stella trova il suo maggiore motivo di interesse nel richiamare alla memoria argomenti e periodi storici rilevanti: la miseria, atavica e con aspetti al limite dell’incredibile, della popolazione rurale italiana nella prima metà del Novecento; ma anche il nostro sottovalutato passato coloniale, con cenni chiari alle crudeli repressioni adottate (“menzione particolare” al generale Rodolfo Graziani, poi tristemente distintosi anche in Etiopia, su cui ha scritto molto Angelo Del Boca), che lo rendono ancora oggetto di conflitto con la Libia di Gheddafi. Il libro è edito dalla Rizzoli.

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