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di Ilenia Paciaroni
Quale è stata l’eredità del Sessantotto? Cosa è rimasto della rivoluzione sessuale e del progresso tecnologico? Negli anni successivi, ma principalmente negli anni Ottanta, si è assistito ad una sorta di ribaltamento di tutto quello che è stato valido in precedenza: la rivoluzione sessuale si è trasformata nello spettro dell’Aids, il progresso tecnologico nel disastro ecologico. Ad esplorare il patrimonio spirituale del Sessantotto è Nicola Lagioia nel libro Riportando tutto a casa presentato presso la Biblioteca Comunale di Macerata venerdì 29 novembre nell’ambito della rassegna “Libriamoci. In Biblioteca Letteralmente Fantastico”.
Il romanzo è ambientato nella Bari degli anni Ottanta e i protagonisti sono tre adolescenti, appartenenti a famiglie borghesi, osservati nel loro diventare adulti. L’autore proviene dal capoluogo pugliese ed è nato nel 1973, tratta, quindi, di una realtà a lui ben nota. Il contesto cittadino, infatti, come afferma lo stesso scrittore, ha un ruolo determinante. Chiamata la Milano del Sud, la Bari di quegli anni è divisa in due: da una parte c’è la città abitata dalla classe piccolo borghese, lavorativa, operosa, piena di vetrine e di attività commerciali; dall’altra ci sono i quartieri degradati, come Japigia, una specie di odierna Scampia, in cui è possibile reperire tutte le sostanze stupefacenti possibili. I tre ragazzi attraversano e vivono la città, lambendo quello che ha caratterizzato quegli anni, come l’affermazione e la diffusione della televisione commerciale, che ha modellato in modo incisivo l’immaginario collettivo.
A proposito del titolo, Lagioia afferma che ha una duplice accezione: da un lato significa riappropriarsi del proprio passato e recuperare gli eventi che hanno costruito l’identità di coloro che appartengono alla propria generazione; dall’altra è una citazione dell’album “Bringing it all at home” di Bob Dylan.
È stato poi chiesto all’autore come mai questo romanzo differisca così tanto dai suoi due precedenti, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) e Occidente per principianti: “Quando inizio a scrivere un romanzo, non so se saprò scriverlo oppure no. C’è sempre un momento in cui mi blocco, ma poi supero sempre questo momento. Così il fatto di scrivere diventa un atto conoscitivo. Se già so che so scriverlo, non mi interessa più. Solo scrivendolo saprò se lo so scrivere o no”.