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L'arte nata dalla guerra

21-02-2010

di Marco Fiori

Le opere dell’artista iraniana Sepideh Hashemolhosseini faranno bella mostra di sé fino al 4 marzo prossimo nello spazio “Mirionima” – Piazza della Libertà, 2 – dell’Istituto di Storia e Fenomenologia delle Arti (Accademia di Belle Arti di Macerata). L’evento, a cura di Ezio Settembri e realizzato con l’indispensabile ausilio di Gigliola Rosciani, raccoglie sia le fotografie che compongono l’opera “Le Fenêtre”, realizzata nel 2007, in occasione del soggiorno dell’artista a Rennes (Francia), dove si trovava per l’Erasmus, sia alcune sculture in vari materiali (argilla, legno, resina, marmo bianco di Carrara) prodotte nel periodo 2004-2007.

“Le Fenêtre” è ispirata da una memoria autobiografica legata alla devastante guerra Iran – Iraq (1980 – 1988), ovvero alle finestre delle case di Tehran bombardata, “difese” dallo scotch bianco. Le foto sono “ritratti” delle finestre, così come le ricorda la memoria di Sepideh. Tale esperienza è venuta in contatto con le suggestioni tratte dalle realizzazioni degli artisti Claude Lévêque, Anette Messenger, Christian Boltanski, Anne e Patrick Poirier, Dieter Appelt che hanno completato e raffinato la sua ricerca. Le fotografie sono state esposte alle “Journées de l’Union européenne 2007”, dal 2 al 12 maggio di tre anni fa, al MIR (Maison Internationale de Rennes), con la collaborazione di Pedro Pereira.

Relativamente alle sculture, pregne di grazia esecutiva e sapienza nell’uso dei materiali, spiegano meglio queste righe estratte dal saggio del curatore Settembri, disponibile nella sua interezza nelo spazio “Mirionima”: “Accingersi ad interpretare criticamente l’opera di Sepideh Hashemolhosseini è operazione ardua. Non perché essa si ponga di fronte allo spettatore con sofisticate soluzioni formali o intellettualismi di qualsiasi tipo. La spiccata manualità da cui prende vita non necessita di lunghe, verbose elucubrazioni. In ambito contemporaneo essa appare netta e perentoria. A tale apparente semplicità, che deriva da un lavoro paziente e raffinato, fa da contraltare la sostanziale enigmaticità e profondità degli scopi artistici che la sottendono”.

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