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di Maria Rita Sciarrone
Affrontare la morte di una persona cara non è mai facile. Da sempre filosofi e letterati si sono confrontati col tema. Emblematico il discorso di Epicuro quando affermava che chi teme la morte non è in grado di pensare. E infatti scriveva: “Di che cosa hai paura in realtà? Che cos'è mai - la morte? Quando ci siamo noi, essa non c'è ancora, e quando essa c'è non ci siamo più noi. Perciò, manteniamo la calma”.
Per discutere di questo tema delicato abbiamo incontrato Francesco Adornato, preside della Facoltà di Scienze Politiche, che recentemente ha pubblicato, insieme a Carlo Desideri, un libro dal titolo L’anima sulla Strada. Pietas popolare ed edicole funerarie in provincia di Reggio Calabria. Il libro propone la memoria della morte tipica della cultura calabrese, che trova espressione più evidente nelle edicole funerarie presenti lungo le strade del reggino. Un testo dove a prevalere sono comunque i sentimenti, pur essendo frutto di una ricerca scientifica meticolosa e ad ampio raggio.
Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
L’edicola funeraria - spiega il preside Adornato - è legata alla fisicità di quell’espressione che rimanda ala caducità della vita. Ma è anche un voler rappresentare una sorta di commistione naturale tra la vita e la morte infissasi nel mio immaginario con i racconti di mia madre, che soleva ripetermi che “le anime dei morti non vogliono stare da sole, cercano compagnia”. E me lo diceva con una tale naturalezza che era impossibile provare turbamento. Tutto ciò ha accompagnato, appunto, il mio immaginario fino a trovare degli scritti di Gabriel Garcia Marquez in cui diceva che “abbiamo finito per accettare la meraviglia delle navi fantasma che si aggirano in cerca della loro identità perduta, ma neghiamo lo stesso diritto alle tante e povere anime in pena che sono state travolte e sperdute sul bordo della strada.
Queste edicole funerarie sono presenti solo in Calabria?
Prima di scrivere questo libro credevo di sì. Poi ho iniziato a guardarmi intorno, soprattutto qui nelle campagne marchigiane ed ho scoperto che ce ne sono molte di più di quanto immaginassi. Ce n’è una in particolare che si trova nei pressi di Colfiorito ed è un’edicola funeraria bifronte, nel senso che è la stessa immagine sistemata in modo tale che la si possa vedere percorrendo la strada, sia in discesa che in salita. Inoltre ho notato nelle edicole funerarie presenti qui, una cura e una creatività non indifferente. Nei pressi di Urbino, ad esempio, ho trovato un cuore disegnato con dei ciottoli.
Queste edicole funerarie possono alleviare il dolore di una persona secono lei?
Io trovo che dentro l’angoscia dell’esistenza quotidiana si stia diffondendo un modo di esorcizzare il dolore che è comune a tanti.
Lei non crede quindi che questo modo di vivere la morte di una persona cara sia proprio solo della cultura calabrese?
Questo modo è senz’altro più evidente nelle regioni del sud ma vivendo nelle Marche da sedici anni ho capito che ci sono molte più cose che ci accomunano rispetto a quelle che ci dividono. L’attaccamento al proprio territorio, alla famiglia, alle tradizioni qui non è meno forte.
Le foto sono state scattate da Carlo Desideri, mentre i testi e le didascalie poetiche di specchio alle fotografie sono a cura di Francesco Adornato. Una tra tutte richiama la mia attenzione, di Emily Dickinson, recita così: “La morte imprime senso a certi oggetti che l’occhio frettoloso ignorerebbe se non fosse a pregarlo con dolcezza una creatura defunta”.