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di Giorgio Maccaglia
La prima parte del volume “In nome della legge”, nato dalla collaborazione tra il Centro Studi Galantara, l’Ufficio Storico della Polizia di Stato, la Biblioteca del Ministero dell’Interno e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, esamina la satira che emerge dalla cartoline.
L’illustrazione satirica della “carta stampata” ha fornito, sin dagli albori, un efficace supporto comunicativo in cui l’articolo è caratterizzato da un binomio immagine-testo che ha lo scopo di catturare l’attenzione del lettore.
La scelta della lettura di un giornale è frutto di un processo di selezione ed esclusione che il lettore effettua sulla base di quanto è più aderente ai propri convincimenti.
Ma tra Ottocento e Novecento l’accesso a questo tipo di informazione, in considerazione di un elevato tasso di analfabetismo, era ristretto a pochi lettori.
Ecco perché le cartoline postali che erano destinate a un pubblico più vasto e proponevano soggetti facilmente individuabili, anche senza informazioni “ letterarie”, raggiungeranno il boom nel primo Novecento e sono state oggetto di una personale collezione, in continuo ampliamento, di un ispettore Superiore “Sostituto Commissario” della Polizia di Stato .
Si tratta di Giulio Quintavalli che si è anche occupato dell’interpretazione di alcune cartoline satiriche sul Corpo di Pubblica Sicurezza, offrendo un proprio contributo alla pubblicazione.
Tra queste, desta curiosità la cartolina n.6 , il cui soggetto è “guardia di città e il mendicante”, dell’ autore VanDock, dove un agente sembra in attesa che l’affamato vagabondo chieda l’elemosina ai clienti del forno o commetta un furto per fame. Nel primo caso accompagnerà l’indigente in questura per la diffida, nel secondo caso, dopo aver operato l’arresto, al poliziotto spetterà il premio previsto dal Regolamento o dall’Ordine del giorno del suo comandante.
Interessante e significativa è anche la cartolina n. 7, il cui soggetto è: la guardia e il nobile, dello stesso autore della precedente, in cui l’elegante corpulento signore, in tuba, esprime opulenta agiatezza economica e potere del denaro ai quali l’agente risponde con il saluto sull’attenti, ghigno compiaciuto evidenziando in tal modo l’attenzione sull’utilizzo strumentale della Polizia a tutela delle classi agiate.