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La Polizia nelle cartoline satiriche

29-07-2010

di Giorgio Maccaglia

La prima parte del volume “In nome della legge”, nato dalla collaborazione tra il Centro Studi Galantara, l’Ufficio Storico della Polizia di Stato, la Biblioteca del Ministero dell’Interno e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, esamina la satira che emerge dalla cartoline.

L’illustrazione satirica della “carta stampata” ha fornito, sin dagli albori, un efficace supporto comunicativo in cui l’articolo è caratterizzato da un binomio immagine-testo che ha lo scopo di catturare l’attenzione del lettore.
La scelta della lettura di un giornale è frutto di un processo di selezione ed esclusione che il lettore effettua sulla base di quanto è più aderente ai propri convincimenti.
Ma tra Ottocento e Novecento l’accesso a questo tipo di informazione, in considerazione di un elevato tasso di analfabetismo, era ristretto a pochi lettori.

Ecco perché le cartoline postali che erano destinate a un pubblico più vasto e proponevano soggetti facilmente individuabili, anche senza informazioni “ letterarie”, raggiungeranno il boom nel primo Novecento e sono state oggetto di una personale collezione, in continuo ampliamento, di un ispettore Superiore “Sostituto Commissario” della Polizia di Stato .
Si tratta di Giulio Quintavalli che si è anche occupato dell’interpretazione di alcune cartoline satiriche sul Corpo di Pubblica Sicurezza, offrendo un proprio contributo alla pubblicazione.
Tra queste, desta curiosità la cartolina n.6 , il cui soggetto è “guardia di città e il mendicante”, dell’ autore VanDock, dove un agente sembra in attesa che l’affamato vagabondo chieda l’elemosina ai clienti del forno o commetta un furto per fame. Nel primo caso accompagnerà l’indigente in questura per la diffida, nel secondo caso, dopo aver operato l’arresto, al poliziotto spetterà il premio previsto dal Regolamento o dall’Ordine del giorno del suo comandante.
Interessante e significativa è anche la cartolina n. 7, il cui soggetto è: la guardia e il nobile, dello stesso autore della precedente, in cui l’elegante corpulento signore, in tuba, esprime opulenta agiatezza economica e potere del denaro ai quali l’agente risponde con il saluto sull’attenti, ghigno compiaciuto evidenziando in tal modo l’attenzione sull’utilizzo strumentale della Polizia a tutela delle classi agiate.

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