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di Giorgio Cipolletta
Ognuno porta una maschera, ma di questa maschera, spesso, quasi sempre, non siamo consapevoli: la pensiamo in un modo, la calchiamo bene in viso, ma sotto ne indossiamo un’altra più subdola. La vera messinscena non è il negare ciò che siamo, ma è il voler diventare ciò che vogliamo essere.
Opinioni di un clown è un bellissimo libro di Heinrich Boll scritto nel 1963. Al centro della storia c’è Hans Schnier, di professione attore comico che, in seguito all’abbandono della fidanzata Maria, dà libero sfogo alle sue dissacrazioni, opinioni (Ansicht), sulla Germania della ricostruzione post nazista, sull’ipocrisia di un apparente e nuovo modello sociale, sull’apparire di una società ingiusta nella quale Hans non salva nessuno, né cattolici né marxisti, né protestanti né atei. Nemmeno se stesso,in un certo modo.
Opinioni di un clown in Sibemolle finisce in teatro, un’idea di Sabrina de Luca realizzata con l’Associazione Culturale Foyer, con l’intento di elevare a bellezza il legame forte che esiste e affascina fra letteratura e musica. Il teatro è il mezzo più vivo dove trova massima espressione. La perfomance si è svolta al teatro di Caldarola nei giorni 12-13-14 marzo. Musica eseguita al pianoforte dal Maestro Simone Cartuccia. Esecutori vocali due professionisti del mondo del Musical: Brunella Platania e Enrico D’Amore. Il momento coreografico è affidato a Luca Calzolaro reduce dal successo di Jesus Christ Superstar. Tre gli attori in scena : Lucia Cappelloni, Scilla Sticchi e Francesco Facciolli nel ruolo di Hans.
La musica diretta dal maestro Simone Cartuccia al pianoforte, cattura lo spettatore dalla Mazurca di Chopin, alla grande tradizione tedesca che spazia da Money Money e Mein Herr tratti da Cabaret, Lili Marleen di Schultze, tre capolavori di Brecht e Weill, una sonata per pianoforte di Schoenboerg e Traumrei di Schumann. Il protagonista è Hans Schnier, che di professione fa il clown e che si presenta così: “attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama arrivo e partenza". Lo spettatore confonde arrivo e partenza. Hans è un uomo votato alla monogamia, fedele ad una sola donna e, una volta che questa viene a mancare, lui si ritrova a vivere come un monaco con la differenza che, lui, non è un monaco, che soffre di terribili mal di testa ed ha la capacità di sentire gli odori tramite il telefono.
A fare da sfondo nel romanzo c’è la Germania post-nazista, sul palco ci sono le opinioni di Hans che sono interne ed esterne. Il povero clown è in piena crisi, la sua carriera è ormai finita a causa di una caduta durante uno spettacolo e Maria, la sua donna, lo ha lasciato preferendo una comoda vita borghese a quella di bohemien. Lei è cattolica e si fidanza con uno dei membri del “circolo” religioso che frequenta, mentre Hans Schnier è il figlio di una ricca famiglia protestante cresciuto, però, secondo i dettami della dottrina cattolica, ma che comunque diffida di entrambe le religioni: “i cattolici mi rendono nervoso perchè sono sleali (…) i protestanti mi fanno star male per quel loro pasticciare intorno alla coscienza(…) e gli atei mi annoiano perché parlano sempre di Dio”. Hans ha una visone della realtà diversa: nessuno conosce gli attimi di cui è fatta una vita.
La realtà non ha una sola ed unica direzione, ma possiede infiniti percorsi. Dietro i grandi eventi che disegnano la storia, sono i dettagli che rendono tragicamente affascinante le piccole cose della vita, come così succede ai bambini quando si trovano davanti ad una cosa insignificante e la percepiscono come fuori da ogni ordine. Hans si è perso, attraverso le sue opinioni ci riconsegna quell’attimo che si ferma immobile davanti alla catastrofe. Il corpo vivo è Hans, il resto sono le immagini dei suoi pensieri deformati, di fronte ad una realtà frammentata e devastata Il clown diventa il simbolo di un’epoca intrisa malinconica, piena di sensi di colpa e si ritrova a cantare litanie con la chitarra alla stazione di Bonn. Hans non fa più ridere, la maschera del clown è l’unica faccia che esprime questo disagio tra l’essere ciò che vorremo essere. Le cose andrebbero prese come vengono e per come realmente sono.
Una lezione davanti al teatro delle Parole del Clown, parole che rimbalzano cambiando il significato, seguono il ritmo della musica fuori e dentro Hans e il suo giudizio contradditorio e controtempo, al di là della maschera, oltre la rabbia dentro la malinconia, un uomo che si prende sul serio quando parla in pubblico, tenendosi in equilibrio tra la libertà dei pensieri e l’intimo essere, rischiando anche il ridicolo.