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La famiglia inventata di Gesù

05-05-2009

di Marco Luzzi

Sebbene leggendo i Vangeli si possa avere l’impressione che Gesù fosse figlio unico l’analisi di fonti poco conosciute ci dice che il Cristo aveva quattro fratellastri: Giacomo, Giuseppe, Salomè e Maria (nati da un precedente matrimonio di San Giuseppe) nonché due fratelli di sangue chiamati Simone e Giuda. Questa l’ipotesi al centro di un documentario allegato alla rivista di divulgazione Focus Storia, prodotto nientemeno che dalla BBC, dal poco velato titolo “La Famiglia allargata di Gesù”.

Allargata, d’accordo, ma anche completamente inventata.
I fatti in breve: un genealogista americano, il professor Tony Burroughs, rimane a dir suo “spiazzato” leggendo sulla narrazione evangelica di Matteo (13: 55-56) il riferimento ai “fratelli” di Gesù; e grazie al cosiddetto protovangelo di Giacomo e agli scritti di Eusebio arriva a ricostruire il sopra riportato albero genealogico del fondatore del Cristianesimo.

Ad aprire la Bibbia a casaccio, digiuni di qualsiasi preparazione, si rischia in effetti di rimanere un po’ spiazzati, specie se la nostra totale (e naturale) ignoranza di uomini moderni delle lingue apostoliche non ci permette di conoscere alcuni fatti fondamentali. Per esempio è lecito, per noi, non sapere che il termine aramaico tradotto con la parola fratello può indicare anche i fratellastri, i parenti in generale e i cugini in particolare, i nipoti, i membri di una stessa tribù (nel senso israelitico del termine), gli amici, gli alleati politici, i pari di grado, il prossimo verso il quale nutriamo un obbligo morale, i compagni nella fede ed infine – in contesto propriamente neotestamentario – i discepoli diretti di Gesù.

Altresì potremmo ignorare che il termine aramaico “ah” utilizzato nel testo in questione viene utilizzato altrove per esprimere la parentela in genere o, addirittura, semplicemente il concetto di compaesano o compatriota, mentre per indicare un fratello germano si trovano espressioni più lunghe come "figlio di suo fratello" o "figlio di sua madre" e che Gesù è sempre indicato come “figlio di Maria”, gli altri mai.

Se si ignorano tutte queste cose si capisce come sia possibile aprire con lo stesso criterio un testo apocrifo del II secolo (il protovangelo) senza accorgersi del suo registro mitico – fiabesco, pieno di miracoli plateali e gratuiti, del tutto dissimile dalla sobria storicità dei sinottici.

Chi scrive queste righe non è certo il biblista Lagrange e ovviamente la prestigiosa Broadcasting Corporation può produrre tutti i documentari che vuole, ma nello stesso spirito di libertà è forse lecito suggerirle di assicurarsi che, almeno, non siano infarciti di castronerie così banali da poter essere sbugiardate da chiunque non sia Tony Burroughs.

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