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di Debora Fiecconi
Nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, nei Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi è stata allestita una mostra dal titolo “l’Italia s’è desta”, che ripercorre la storia dell’Unità della nazione attraverso la stampa satirica dell’epoca.
Alla mostra si può accedere gratuitamente fino al 12 giugno, dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00.
Al suo interno si possono ammirare le caricature più significative dei più importanti giornali satirici diffusi nella seconda metà dell’ottocento come l’Arlecchino, Lo Spirito folletto, Il Lampione, il Don Pirlone, Il Fischietto e il Pasquino.
L’Arlecchino nasce a Napoli il 18 marzo 1848 ed esce quotidianamente fino al 16 giugno del 1849, quando ne viene bloccata la stampa per via della repressione borbonica.
Lo Spirito folletto, invece, fa la sua comparsa a Milano il 1 maggio 1848 a seguito delle insurrezioni delle cosiddette “giornate di Milano”. Dopo appena tre mesi il direttore Antonio Cacciniga è costretto a chiuderlo per poi fondare un altro giornale con lo stesso nome nel 1861.
Il Lampione è un giornale fiorentino che basa il suo programma sulla propaganda dell’idea dell’“Italia libera, una, indipendente”. La prima serie di stampe si interrompe nell’aprile 1849 a causa del ritorno di Leopoldo II a Firenze, ma a partire dal 1860 riprende l’uscita di nuove copie.
Il Don Pirlone viene fondato dal patriota Michelangelo Pinto. Questo giornale fu il primo che osò diffondere a Roma la causa dell’Italia Unita, opponendosi al volere del Papa.
Il Fischietto è l’unico giornale satirico del Piemonte. Viene fondato a Torino il 2 novembre 1848 dal caricaturista Pedrone. Al suo interno, attraverso bizzarrie e disegni, si sviluppò una ferrea critica politica.
Infine il Pasquino, il cui ispiratore fu Cavour stesso, viene pubblicato per la prima volta nel 1856, e continuò ad affrontare problemi sociali e ad evidenziare le contraddizioni dell’azione di governo fino al 1956.
Ad aprile si è svolto un convegno, dal titolo “Satira e caricatura come narrazione della storia” nell’aula magna dell’Università di Macerata, per presentare la mostra e dare maggiori informazioni sui documenti che vi sono esposti, raccolti nell’omonimo volume “L’Italia s’è desta”, che è possibile consultare o acquistare all’ingresso della mostra.
Il convegno si è aperto con la presentazione dell’incontro da parte del direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione, Marcello Verdenelli, che ha poi lasciato la parola a Paola Magnarelli, responsabile scientifico del progetto, che ha spiegato il percorso che ha portato alla formazione di un’opinione pubblica in Italia. La docente ha iniziato sottolineando come l’Italia fosse un Paese fortemente diversificato dal punto di vista sociale. “L’unico valore che accomunava il popolo era la fedeltà al sovrano, ma dalla restaurazione in avanti gli italiani iniziarono a comprendere che la sudditanza e la divisione rappresentavano un ostacolo per il loro sviluppo e che era necessario intervenire”.
Lo sviluppo di un’opinione pubblica può avvenire solo quando tutti gli abitanti hanno la possibilità di essere a conoscenza degli avvenimenti che si svolgono nel loro Paese e di esprimere il proprio giudizio su di essi. Così “nel corso del Settecento iniziarono le rivendicazioni per gli spazi di partecipazione da parte dei non abilitati, cioè i non ecclesiastici e i non aristocratici, fino ad arrivare all’Ottocento con l’incivilimento dei ceti emergenti”. In questo processo la stampa ebbe un ruolo fondamentale, poiché i giornali potevano essere consultati da più strati della società grazie ai gabinetti di lettura, ai salotti, ai circoli e, soprattutto, alle botteghe. A non avere accesso ai mezzi di informazione restavano i poveri e gli incolti. Tra queste fasce di popolazione fece la sua comparsa la stampa popolare e, soprattutto, la stampa satirica, che utilizzava disegni e vignette, più comprensibili anche per gli analfabeti. Così, nonostante le prime perplessità, anche le grandi personalità e gli intellettuali riconobbero, come afferma la Magnarelli, “il ruolo indispensabile della stampa e, ancora di più, della satira per la costruzione dell’opinione pubblica nel popolo”, che fino a quel momento non aveva avuto a disposizione gli strumenti per capire gli eventi di cui erano stati inconsapevolmente protagonisti.
Fabio Santilli, presidente del centro studi Gabriele Galantara, ha trattato la nascita della stampa satirica nel Risorgimento, andando ad analizzare alcune caricature esposte nella mostra.
Nella vignetta che fu pubblicata nell’Arlecchino l’8 novembre 1848 è raffigurata l’Italia sotto forma di una donna con un’armatura al posto del busto che si specchia; l’Italia rifiuta l’aiuto della Francia e dell’Inghilterra per conquistare la propria indipendenza, in quanto la raggiungerà da sola attraverso il richiamo alla grandezza del suo passato. Nello specchio, infatti, si riflettono gli elementi più significativi del passato della nazione, come l’immagine di Petrarca, di Dante, di Raffaello, di Michelangelo.
Bellissima la vignetta del Fischietto dove è riprodotta una barca con a bordo Garibaldi e i suoi uomini, che tentano di allontanarsi dagli uomini che vogliono bloccarli. L’immagine è accompagnata dal testo che recita “Domandate al nuovo Ulisse (Garibaldi) chi sia la Circe che li rende sordi alla voce di celesti sirene che vorrebbero trattenerli in Sicilia. Vi risponderanno: si chiama Italia”.
Ancora una stampa dell’Arlecchino del 1 agosto 1848: in seguito alla sconfitta dei piemontesi a Custoza, i giovani italiani ribaltano il mappamondo andando a modificare la posizione dell’Italia: infatti, soltanto i giovani saranno in grado di rovesciare il destino del Paese.
Questa vignetta, pubblicata nel Fischietto il 10 marzo 1859, ritrae Napoleone III nelle vesti di un gatto che indossa il suo tipico cappello bicorno e i soldati austriaci come topi che si dirigono verso una trappola con la scritta Piemonte, posta in prossimità del Ticino.
La scena si riferisce al contenuto degli Accordi di Plombiers secondo i quali la Francia sarebbe scesa in guerra in aiuto dell’Italia solo nel caso in cui fosse stata attaccata dall’Austria. Così l’Italia permette agli austriaci di oltrepassare il Ticino.
Sempre nel Fischietto il 9 agosto 1859 viene pubblicata una caricatura interessante che richiama la Pace di Villafranca, secondo la quale viene meno il patto per il quale la Francia avrebbe dovuto cedere il Lombardo-Veneto al Piemonte, per motivi interni. Nella vignetta ci sono due figure che rappresentano la diplomazia e l’Italia: la prima cerca di far ingoiare all’altra un rospo amaro che ha le sembianze di Pio IX.
In seguito alle vittorie delle truppe franco-piemontesi del giugno 1859, l’Imperatore francese e il futuro Vittorio Emanuele II entrano a Milano. Proprio il 9 luglio sul Fischietto viene pubblicata un’immagine che rappresenta l’allegoria del potere austriaco che perde la gamba destra, quella su cui vi era scritto Lombardia.
A conclusione del convegno, Marilena Nardi, collaboratrice del "Fatto Quotidiano" e Lino Contemori, docente di grafica umoristica, hanno esaminato i modelli comunicativi, retorici e metaforici nell’iconografia della satira contemporanea, attraverso l’uso di esempi recenti.
Marilena Nardi mostra un’immagine, relativa all’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia, con una signora anziana che tiene in mano una bandiera italiana stracciata, che simboleggia la figura di un’Italia sofferente ma ancora in grado di tenersi in piedi.
In quest'altra vignetta, sempre di Marilena Nardi, si fa riferimento all’accordo concluso con la Libia e il seguente attacco al leader libico Gheddafi.
Come si può notare, in epoca contemporanea non sono più necessarie delle didascalie che interpretino la caricatura, è sufficiente uno slogan o, addirittura, in molti casi le immagini esprimono a pieno il messaggio dell’autore, per via del grado di alfabetizzazione raggiunto dal fruitore della satira. Per prendere visione di altre vignette che riguardano l’attualità si può consultare il sito www.tornal’asino.it.
“La satira non ha come finalità far ridere, ma quella di svelare le contraddizioni, ha la missione di indignare”, ha spiegato Santilli. Essa può infatti essere considerata addirittura un atto comunicativo più attendibile rispetto agli altri mezzi di informazione, perché rappresenta una testimonianza diretta che si esprime attraverso un messaggio fulminante che si sforza di cogliere il lettore di sorpresa e spiazzarlo. Per questo, la stampa satirica è un nuovo strumento per leggere la storia e per esaminare, da un punto di vista differente, gli eventi che caratterizzano il nostro Paese.