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LETTO PER VOI. Il peso della farfalla

02-04-2010

di Ilenia Paciaroni

“Dette un calcio a una pietra e la mandò a sbattere lontano sopra le ghiaie ripide. L’urto fece precipitare una piccola scarica di sassi. L’uomo in fondo al pendio si voltò in su a cercarla, per risalire alla bestia che l’aveva mossa. Guardò nel punto sbagliato. Il re dei camosci nell’ombra lo prendeva in giro da molti anni”.
Il peso della farfalla di Erri De Luca è un libro dallo stile secco e leggero sul confronto, sull’ineluttabilità, sulla solitudine. Sul confronto tra l’uomo e l’animale: entrambi definiti “re dei camosci”, il primo impropriamente, il secondo di diritto, si fronteggiano da anni. L’animale, però, risulta essere vincente, perché migliore, più consapevole e più onesto.

È un libro sull’ineluttabilità del destino. La farfalla, terza protagonista del racconto, ne è il simbolo. Di tale ineluttabilità è facilmente consapevole l’animale e non l’uomo, che spera di sbagliarsi, mentre il primo sa “il tempo in tempo, quando deve saperlo” e, conscio di essere prossimo alla fine, pensa che “era un giorno perfetto, non si sarebbe più battuto contro nessuno dei suoi figli e non doveva aspettare più l’inverno per morire”. La farfalla è inoltre bianca come la limpidezza, che è propria del destino inesorabile. Rappresenta infine l’eccezionalità, perché va a posarsi su chi possiede qualità straordinarie. Infine, è un libro sulla solitudine, perché “in ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove. Sono una quota sperimentale che va alla deriva. Dietro di loro la traccia aperta si chiude”.

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