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Il morbo di Mida, un piccolo libro per una grande idea

19-11-2008

di Diego Cacchiarelli

Era il lontano 1954 quando lo statunitense Frederik Pohl, oggi ottantanovenne, scriveva un romanzetto di fantascienza dal titolo “Il morbo di Mida”. E' un libro piccolo e neanche scritto troppo bene. Ma allora perché, a distanza di oltre mezzo secolo, queste poche pagine sono talmente lette da essere ancora nel catalogo di molti editori esteri e italiani?

La storia del romanzo è semplice e un po' scontata. Un uomo e una donna si innamorano, ma il loro status sociale è diverso: povero lui, benestante lei. Fanno fatica a comprendersi, tirano la cinghia e poi arriva l'evento scatenante che dà la svolta alla storia. Si arriva rapidamente allo scontato lieto fine. Il libro è breve, sembra non decollare mai, e la scrittura è acerba, al limite del banale. Recensione conlusa!

Ma allora, perché questo è un libro importante? E' presto detto: l'idea di fondo da cui si dipana tutta la narrazione è geniale e, purtroppo per noi, è una fantascienza che potrebbe avvicinarsi ad un reale possibile futuro. La quarta di copertina recita: “Alla fine il condotto di produzione offriva ricchezze che nessuno nei secoli passati avrebbe mai potuto immaginare. Ma un condotto ha due estremità. Da una parte vengono introdotte le ricchezze, però dall'altra parte devono essere assorbite. E in qualche modo consumate”.


Ecco quindi l'idea. Nel futuro disegnato dall'autore non ci sono più problemi di fame o di mancanza di alcun bene di consumo. L'unico problema grave e reale è che l'enorme abbondanza di tutto ha generato un perverso meccanismo dove, per forza di cose, bisogna consumare tantissimo, pena il collasso di tutto il sistema economico e sociale. Di conseguenza, i ricchi sono coloro che possono usare un paio di pantaloni per più di 5 giorni, sono quelli che possono vivere in case di dimensioni normali, sono le persone magre che possono evitare di mangiare tantissimo per essere in pari con le quote di consumo alimentare. In sostanza, i veri ricchi possono scegliere di consumare meno.


Di contro, i poveri sono obbligati a consumare tantissimo. Sono tutti grassottelli, perché devono mangiare in continuazione; non possono stare la sera a casa, ma devono uscire per locali ogni sera e consumare; la loro casa è di decine e decine di stanze e possono lavorare solo un giorno la settimana per consumare durante tutti gli altri. Fantascienza certo, ma mica tanto.


Mia madre, ultrasessantenne, mi ricordava che quando era bambina esisteva la giornata del risparmio, un'iniziativa tenuta nella massima considerazione per il suo valore educativo. I bambini scrivevano i loro temi o pensierini e i migliori venivano premiati dalla Cassa di Risparmio di Macerata.

Quelli della mia generazione, questa giornata del risparmio non l'hanno conosciuta. Io alle elementari e alle medie ho scritto montagne di temi sul cosiddetto consumismo il quale, pur essendo un concetto usato con un'accezione negativa, di fatto viene largamente praticato da tutti. Io, come gli altri bambini, siamo cresciuti a colpi di cose nuove da comprare e cose seminuove da buttare o dare alla parrocchia nel caso in cui non entrassero nel cassonetto.

Arriviamo ai giorni nostri e il cerchio si chiude. Già alcuni anni fa ho assistito all'inquietante pubblicità progresso dove si invitava a consumare perché, si diceva allora, bisogna far girare l'economia. Oggi che la finanza mondiale sta implodendo, perché si è fatto credito scriteriatamente per aumentare in consumi, qual è la parola d'ordine? Sostenere i consumi! Geniale.

Note informative sul libro.
Titolo: Il morbo di Mida (The Midas plague)
Autore Frederik Pohl – Traduzione italiana di Paola Colombo
Editore: Delosbooks (www.delosbooks.it)
Pagine: 138 – Prezzo di copertina: € 10
Codice ISBN: 978-88-89096-71-0

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