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Il bello musicale

06-06-2009

di Giorgio Cipolletta

 Due concerti per tracciare un percorso musicologico, per tessere una linea sonora a partire dal '700 fino alla contemporaneità.
Il bello musicale è il titolo che racchiude la rassegna di concerti, organizzati dagli studenti di Filosofia con la collaborazione dell’Università di Macerata, la cui cura artistica è stata affidata al dott. Filippo Focosi, collaboratore di Estetica al Dipartimento di Scienze della Comunicazione.
Nell’Aula A del Dipartimento di Filosofia, nei giorni 26 e 28 maggio si sono tenute due serate di genere musicale diverso, ma legate dall’universo delle forme sonore in movimento.
Nella prima serata il M˚ Giacomo Marroni ha eseguito diversi brani con un tema comune: la variazione o il divenire, se si vuol parlare in termini filosofici.
Ad aprire la scena un brano di Schumann con i Die Davidsbuendler op. 6, per poi continuare attraverso la sapienza costruttiva di Béla Bartòk con l’opera Suite, op. 14 e lo stile fugato di Johann Sebastian Bach con la Toccata in re maggiore BWV 912, per poi concludere con due serie di temi con variazioni una di Handel e una di Brahms, che quest’ultimo scrisse come regalo di compleanno per Clara Schumann, che lei stessa eseguì per la prima volta nel 1861.
Seconda serata dedicata a quattro compositori diversi, che nella loro diversità rappresentano le tendenze musicali che si sono succedute nel corso del Novecento.
Il M˚ Virginia Mazzoni ha aperto la serata con l’opera di John Cage, Mysterious Adventure, per poi condurre il pubblico attraverso fraseggi melodici misurati con malinconia di Philip Glass con le opere, Opening Piece e Metamorphosis n.2, a seguire Chick Corea con Children’s Songs, n. 3,6,10,19,18¸ per chiudere la serata infine l’esecuzione dell’opera di Giacinto Scelsi, Five Incantations n. 1,2,4,5.
Due giornate dedicate ad una riconsiderazione estetica della musica, attraverso la sua bellezza specifica , dall’idea extramusicale della variazione all’incontro di tradizioni culturali ed epocali differenti. «[…] In che cosa consista il rapporto della musica con i sentimenti, il rapporto di determinati pezzi musicali con determinati sentimenti, secondo quali leggi di natura agisca, secondo quali leggi dell’arte sia da configurarsi: ebbene coloro appunto che vi avevano “a che fare” hanno lasciato questi problemi completamente all’oscuro. Soltanto dopo aver abituato un po’ l’occhio a questa oscurità si scopre che nell’attuale visione musicale dominante i sentimenti giocano un ruolo ambiguo. Il bello è in generale senza scopo; esso è pura forma che può essere applicata agli scopi più diversi a seconda del contenuto con il quale è riempita, ma che in sé non ha altro scopo che se stesso. Se dalla contemplazione del bello sorgono in chi osserva sentimenti piacevoli, questi non riguardano affatto il bello in quanto tale. Certo io posso presentare un bello a chi contempla con l’intenzione determinata che egli ne provi piacere, ma questa intenzione non ha niente a che vedere con la bellezza della cosa presentata. Il bello è e rimane bello anche se non suscita alcun sentimento, perfino se non viene né visto né considerato; il bello è per il piacere di un soggetto contemplante, ma non mediante questo piacere[…]» (Eduard Hanslick, Il bello musicale, 2001).

 

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