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Gillo Dorfles loda il design italiano

13-05-2010

di Giorgio Cipolletta

Ad Ascoli si è aperta l’edizione 0 della Biennale internazionale del Design con un programma di eventi dedicato proprio all’arte del design. L’obiettivo è quello di approfondire le diverse dimensioni del design come espressione forte dei cambiamenti socio-culturali e degli stili di vita come fattore strategico di innovazione nello sviluppo socio-economico. Il programma propone mostre, tavole rotonde, incontri, conferenze, workshop, proiezioni che si alterneranno durante i tre mesi.

Ad aprire la manifestazione, la conferenza “Discussione sul design e sull'arte oggi” con il professore di estetica e critico d’arte Gillo Dorfles. A 101 anni il fondatore del Mac (Movimento per l’Arte Concreta nata nel 1948) ha raccontato e risposto alle domande di Vanni Pascua, architetto e consulente scientifico della Biennale. Con grande saggezza e ironia il professor Dorfles ha posto le differenze tra il design come studio modellistico e adesione al progetto e lo styling come studio stilistico e cosmesi di facciata che non prende in considerazione gli oggetti. Ha rimarcato l’attenzione su come oggi nei confronti dell’oggetto c’è un puro edonismo e un lassismo eccessivo che rende deprecabile l’oggetto. Inoltre Dorfles, sempre con estrema ironia, ha puntato anche l’attenzione sul computer che aggiunge e migliora oggi le possibilità del design attraverso i processi di rendering applicati alla computer grafica che permettono di generare un’immagine tridimensionale attraverso una formula matematica. Il vantaggio è quello di realizzare in vivo quello che ancora non è presente sulla carta di progettazione. Il professore premia l’Italia per fantasia e idee migliori nel mondo del design anche se oggi nota una sorta di globalizzazione del gusto e la scomparsa di identità locali.

Tra domande e curiosità del pubblico, dopo un’ora di confronto Dorfles chiude la discussione con un pizzico di sarcasmo scusandosi per aver annoiato ed essersi annoiato.
Una testimonianza forte e allo stesso tempo critica che riassume un secolo di trasformazioni silenziose nel campo dell’arte e del design, che rimane sempre quel ramo dell’architettura applicata all’oggetto con un’estetica spesso troppo eccessiva ed edonistica. Una lezione, quella del professore, che nonostante i suoi 101 anni, ha emozionato e incuriosito anche se ha annoiato se stesso. Troppe domande sul personaggio Dorfles e poca attenzione sull’architettura e sul design: forse questa è stata la ragione della sua noia.

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