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di Francesco Barbabella
Pensare digitale è il motto del ventunesimo secolo. Gli organi di informazione e di comunicazione si stanno via via adeguando alle possibilità espresse da Internet e da tutte le altre tecnologie elettroniche, in un generale rinnovamento non solo delle forme espressive, ma anche dei contenuti. È su questa scia che si colloca l’esperimento di Europeana, un progetto promosso dall’Unione Europea che mira a rendere disponibili on-line opere d’arte e d’interesse storico conservate nei più svariati musei del nostro continente. p align="justify">Si tratta di un progetto ambizioso, molto simile alla biblioteca virtuale di Google (Ricerca Libri) che, appena lanciata, sembrava ricalcare l’idea onnicomprensiva della antica biblioteca di Alessandria. A differenza del servizio di Google, Europeana non fornisce esclusivamente scannerizzazioni testuali, ma archivia, organizza e rende disponibili immagini (dipinti, sculture, fotografie, mappe), testi (documenti storici, giornali, libri), nonché registrazioni audio e video di trasmissioni radiotelevisive, notiziari, incisioni musicali, e altro ancora.
Lo scopo è quello di promuovere e valorizzare l’enorme patrimonio culturale europeo, facilitandone la fruizione attraverso lo strumento di Internet. A sponsorizzare l’enorme sforzo tecnico ed economico per la messa a punto del sito è l’Unione Europea, che ha provveduto a creare una rete di organizzazioni ed enti partner del progetto. Europeana fu inizialmente battezzata nel 2005 come EDLnet (European Digital Library Network) e apparteneva al programma eContentplus, promosso dalla comunicazione i2010 della Commissione Europea. La sede del progetto Europeana si trova nei Paesi Bassi, presso la Koninklijke Bibliotheek (Biblioteca Reale) de L’Aia.
Al momento è disponibile in rete solo una versione provvisoria: secondo gli intenti dei promotori del sito, già dal 2010 gli utenti avranno la possibilità di ricercare oltre sei milioni di oggetti digitalizzati. L’attuale portale è stato inaugurato il 20 novembre 2008 da Viviane Reding, Commissario europeo per la Società dell'informazione e i media. L’impegno del team di realizzatori è ora focalizzato sull’ultima fase del programma di sviluppo, che vuole creare le condizioni per un modello di business “che garantisca la sostenibilità del sito”, mantenendo la cooperazione tra le istituzioni coinvolte per garantire l’accesso all’eredità culturale europea attraverso i mezzi della digitalizzazione.