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di Claudia Zavaglini
Sabato 5 dicembre, il Cineteatro Don Bosco ha ospitato il secondo spettacolo previsto nell’ambito del festival Così vicino così lontano: Il progetto di Bach e Mozart, prodotto dal Centro Europeo Teatro e Carcere (Cetc) per la regia di Adriano Vianello, scrittore veneziano (autore per la televisione e il teatro, regista) e Donatella Massimilla, fondatrice del Cetec .
Con questa rappresentazione Marco Di Stefano e Tanya Khabarova hanno voluto rendere omaggio all’autore dell’opera, Adriano Vianello, scomparso pochissimo tempo fa.
Il progetto di Bach e Mozart mette in scena la storia di Bach (Marco Di Stefano) e Mozart (Romeo Martel), due pazzi che ogni giorno si incontrano in una sala dall’istituto in cui sono rinchiusi e mettono a punto i dettagli di un progetto: Bach, inchiodato da anni su una sedia a rotelle, vuole diventare un dio, mentre Mozart vuole mutarsi in una dea-donna; così trasformati potranno finalmente volare in cielo.
Bach e Mozart tentano varie volte la trascesi ma senza risultato, finché, proprio quando i medici, sicuri del fallimento del progetto, hanno smesso di spiarli, il miracolo avviene: Bach si trasforma in un dio, Mozart in una donna (Tanya Khabarova).
Il progetto di Bach e Mozart (vincitore ex-aequo del premio Idi nel 1996, finalista nel 1997) è stato rappresentato per la prima volta nel giugno del 2004 a Roma e, negli anni successivi ha partecipati a numerose rassegne. Si tratta di uno spettacolo davvero molto peculiare, sia per le tematiche trattate - la disperazione, la ribellione, l’ansia di assoluto, di libertà – sia per la rilevanza che hanno tanto la gestualità e l’espressività quanto l’accompagnamento musicale dal vivo di Antonio Di Stefano al clavicembalo, indispensabile e ricco di significato all’interno della rappresentazione. Un’altra particolarità non trascurabile è la provenienza diversa degli attori, in primis di Romeo Martel, ex detenuto che proprio in carcere è divenuto consapevole della sua vocazione teatrale.
Al Don Bosco c’erano, purtroppo, pochissime persone: un pubblico troppo esiguo per uno spettacolo, nel suo piccolo, grande.
Spiace che rappresentazioni come queste, etichettate come “minori”, siano ignorate dalla gente e vengano spesso marginalizzate dalla critica teatrale e dalla stampa.