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di Marco Fiori
Tra le tante rievocazioni storiche nate e cresciute nella nostra Regione in questi ultimi anni spicca, per anzianità (la prima edizione si è tenuta nel 1969) e ricchezza di proposte, il Torneo Cavalleresco Castel Clementino (Giostra dell’Anello), che si tiene annualmente nella seconda e nella terza domenica di agosto a Servigliano (comune situato nella nuova provincia di Fermo).
Il primo motivo di interesse di questa manifestazione è proprio il paese che la ospita, esempio raro di borgo ricostruito daccapo, in piano, dopo che l’incasato collinare dovette essere abbandonato nel 1758 per le infiltrazioni d’acqua che lo avevano reso praticamente inabitabile. Nel 1769 il papa Clemente XIV inviò il tecnico Virginio Bracci a visionare la zona; nel 1771 il pontefice firmò l’atto di fondazione e nel 1773 presero il via i lavori di (ri)costruzione della cittadina, su di un impianto urbanistico quadrangolare di severa neoclassicità. Questa “città ideale” prese il nome di Castel Clementino, che mantenne sino all’11 gennaio 1863. Il torneo attuale recupera questo nome, ma si rifà ad un episodio antecedente (nel 1450 l’abate di Farfa cedette una piana alla comunità di Servigliano: per quella fausta occasione furono indetti dei giochi) per far rivivere l’atmosfera di confronto e di festa che precede e ha l’acme in un palio tra rioni.
Già, i rioni: il secondo e più rilevante motivo di visita – anche nel corso delle feste, magari modeste ma sentite, che nei mesi precedenti servono a finanziare le spese necessarie al sostenimento della sfida – deriva dal respirare, anche se per poco e dall’esterno, la vitalità dei rioni (Paese Vecchio, Porta Marina, Porta Navarra, Porta Santo Spirito, San Marco) che danno vita alle varie gare. Gare tra alfieri e musici, ma anche splendidi cortei storici in costumi del XV secolo che animano le giostre tra cavalieri (per maggiori dettagli anche tecnici visualizzare il sito www.torneocavalleresco.it). Queste attività mantengono dinamiche le piccole comunità, altrimenti minacciate dai rischi striscianti dell’apparente benessere diffuso: individualismo esasperato, inconsapevolezza delle radici, consum(ism)o come fine e non come mezzo. Da ciò si misura la validità di una rievocazione storica (esempio massimo, il Palio di Siena), che va ben oltre il mero procurare lavoro per qualche Pro Loco.
(Foto da www.torneocavalleresco.it)