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Canova: consolazione della bellezza

30-01-2009

di Giorgio Cipolletta

Sono circa 160 le opere del maestro Canova, in mostra ai Musei San Domenico di Forlì dal 29 gennaio al 21 giugno 2009
Artista considerato tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, il nuovo Fidia, per aver raggiunto e molto probabilmente superato la perfezione della bellezza degli antichi scultori greci. Antonio Canova (1757-1822) rappresenta l’ideale classico che si giostra con eleganza e movimento scultoreo tra pittura e scultura. Le sue opere, marmi, gessi, bassorilievi, bozzetti, dipinti e disegni, si confrontano con i modelli classici a cui l’artista si è ispirato.

Passeggiando tra le opere del maestro fruiliano, si respira vita, carne che si muove flessibile. Nella Bella natura si racchiude lo splendore di un giovane corpo femminile, sensazione unica di immortalità presente. I sentimenti che si scaturiscono sono sentimenti di amore, tenerezza, mestizia che attraversano con forza straordinaria i pensieri e le azioni degli uomini. Gli occhi attenti e sensibili conoscono la carne della scultura e il movimento della vita. Nella forma neoclassica, l'immagine della morte perde la drammaticità barocca e si dipinge una nobile calma elegiaca, mentre la vita è fatta di muscoli e di sangue imprigionati nella pietra dell'immobilità dell'opera presente provocando sensualità e velato erotismo. Fisicità coraggiosa, viva, fertile, che il marmo e il bronzo racchiudono per rivelarne l'essenza più segreta. Antonio Canova è forse, l'artista che più di ogni altro ha portato all'apice l'erotismo della sua opera grazie al rigore concettuale della sua “sublime esecuzione”.

La carnalità delle sue opere racchiude l'atto stesso della loro dura e tormentata realizzazione, la lotta che l'artista intraprende per portare l’inerte immobilità del marmo all'eloquente e sublimata condizione di opera d'arte. Lo sforzo agonistico, la battaglia cruda e senza respiro dei Pugilatori, rappresenta una fatica che brucia, un lavoro che arde della stessa carne viva e ferma nel movimento presente di fronte agli occhi dello spettatore rapito dall’estetica canovaniana.
Una carezza che scava i corpi mentre le ombre contornano sensualmente le figure plastiche che si agitano, corpi in fuga, Canova come chirurgo che opera con tenerezza, senza sezionare il corpo. Davanti ai seni modellati della Ebe, la sua giovinezza gloriosa e coinvolgente ci affascina perdendoci poi nello splendore della Danzatrice, per migrare con dolcezza nella fiaba romantica di Amore e Pische.

Ugo Foscolo a proposito dello scultore di Possagno scrive: Canova, abbellì la sua nuova dea di tutte le grazie che ispirano un non so che di terreno ma che muovono facilmente il cuore.
Come Raffaello quasi tre secoli prima; Canova regalò con eleganza scultorea, la consolazione della Bellezza, unica salvezza. L’artista ha avuto il coraggio di non copiare i greci, ma quello di inventare una bellezza, come avevano fatto i greci, così Stendhal scrisse nel 1816, rimanendo stregato dalle sculture del maestro Canova. La bellezza salverà il mondo affermò il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij, un auspicio coraggioso per il futuro.

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