La foto del mese
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di Maria Rita Sciarrone
“Libertà è partecipazione” cantava Giorgio Gaber. Partecipazione è condivisione, poter lanciare un messaggio. C’è chi lo fa con la politica, chi scrivendo libri e chi con la musica. E’ il caso de L’Armata Brancaleone, gruppo folk dell’entroterra Maceratese, che dal 2001 interpreta musica popolare. Li sento la prima volta a Treia e mi colpisce l’allegria contagiosa. Li raggiungo prima di un loro concerto sulla spiaggia a Porto Potenza Picena.
Appena seduti, Fabio - voce del gruppo - mi racconta che sono reduci da un mini tour in Bosnia Erzegovina dove hanno raccolto parecchi consensi.
Si definiscono lontani da tutto quello che è Potere, ma non etichettateli: non si sentono no global, né ribelli. La loro idea è quella di lanciare un messaggio sottile partendo dalla piazza, intesa come luogo d’incontro e di condivisione. Proprio per evitare determinati stereotipi, hanno recentemente modificato il loro repertorio. “Perché – dice Roberto, bassista - vogliamo anzitutto continuare a diffondere la musica folk. Ciò non toglie che i testi da noi interpretati sono frutto di una protesta sociale nei confronti di una politica che non riscuote più consensi. Ma sono anche carichi d’ottimismo e portatori di ideali come libertà, amicizia e rispetto tra i popoli”. Stefano, alla fisarmonica, mi racconta com’è nata questa passione: “Ho iniziato ad amare il folk all’età di 13 anni ascoltando De Andrè. Poi c’è stato l’incontro con i Modena City Ramblers”. Certo è strano pensare che nonostante il dilagare dell’house music, ci sia gente interessata a questo genere di musica. “Pensa - incalza Fabio - che una data del nostro concerto coincideva con una serata in una nota discoteca della zona; eppure ad ascoltarci c’erano tantissimi ragazzi, venuti per libera scelta”.
Il tempo passa velocemente. Arriva il momento del concerto ed io torno ad essere spettatore. L’atmosfera si riscalda. Un gruppo di fedelissime a piedi scalzi e gonna svolazzante iniziano a muoversi sinuose a ritmo di musica. Si parte con Manifesto e la Città vecchia; poi è la volta di Don Raffaè. Mi lascio coinvolgere anch’io e sulle prime note di Brigante se more inizio a ballare. E’ un po’ come tornare ai falò sulla spiaggia e il bagno di mezzanotte. Sarà che la maggior parte di questi testi proviene dalla tradizione meridionale. Ed io, da buona calabrese, è come se sentissi il richiamo alle origini e non posso sottrarmi al ballo della taranta. C’è chi dice che questo genere di musica sia figlia di un’epoca che ha tradito tutte le sue promesse. Non a caso il concerto si chiude con un pezzo dal titolo Sogno interrotto.
Il concerto finisce a notte fonda. I ragazzi iniziano a smontare gli strumenti e si affrettano. Tra un paio d’ore la sveglia suona e inizia una nuova giornata di lavoro: da operaio per la maggior parte. Stanchi ma soddisfatti perché, parafrasando il testo Il fabbricante di sogni, “non esiste uomo senza la musica nel cuore”. Per maggiori informazioni sulla band e le date dei concerti: www.larmatabrancaleone.it