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di Giorgio Cipolletta
Spesso quando si parla di arte moderna c’è molto imbarazzo. Quando, poi, il mezzo utilizzato è il video, chi ne fruisce può rimanere spiazzato, dubbioso o talmente affascinato che non riesce a staccare più gli occhi da quelle immagini. Così succede di fronte alle opere di Bill Viola, video artista stimato a livello internazionale. La mostra, "Bill Viola: Visioni interior"i, si è chiusa il 6 gennaio al Palazzo delle Esposizioni di Roma, curata da Kira Perov e realizzata in collaborazione con Claudia Zevi & Partners.
Si tratta di una selezione geniale di opere che comprende esempi differenziati delle sue ricerche artistiche: installazioni in grande formato tra le più celebri e spettacolari (The Crossing, The Veiling), rivisitazioni video di icone della storia dell’arte (The Greeting, Emergence), immagini su schermo piatto con cui, attraverso sequenze rallentate e silenziose, l’artista si concentra sul mistero delle emozioni umane (Dolorosa, Anima, Silent Mountain, The Locked Garden). Quindici installazioni multisensoriali, che ripercorrono gli ultimi quindici anni di produzioni, dei trentacinque della carriera.
Entrare nello spazio dell’artista newyorkese, significa entrare dentro uno spazio interiore. Ogni opera parla per ognuno in maniera diversa, tocca profondamente il proprio tempo. Un linguaggio universale, il suo, interpretato poi da chi ne fruisce, come un’esperienza particolare e invasiva, ma unica. Gli occhi di colpo sono catapultati in una serie di movimenti e immagini. Quando l’arte utilizza la nuova tecnologia come mezzo espressivo, non bisogna subito prenderne le distanze, ma essere curiosi e coraggiosi, per poter godere di un’esperienza estetica diversa rispetto alla classica pittura, ma altrettanto importante.
Da oltre 35 anni, Bill Viola crea videotapes, video installazioni, ambienti sonori e performances di video e musica elettronica, realizzati utilizzando tecnologie sofisticate e innovative. Le installazioni di Bill Viola sono veramente capaci di coinvolgere un ampio pubblico. La sua arte esplora il fenomeno della percezione sensoriale come strada maestra per la conoscenza di se stessi. “…il vero luogo in cui esiste l'opera non è la superficie dello schermo o lo spazio racchiuso dalle mura della stanza, ma la mente e il cuore della persona che la osserva. E' là che tutte le immagini vivono.”