| |

La foto del mese

Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

Archivio »

A Urbisaglia la leggerezza di Plauto

03-08-2010

di Claudia Zavaglini

Dopo il debutto avvenuto a Sàrsina, paese nativo di Plauto, La commedia dei gemelli è stata rappresentata nel suggestivo Anfiteatro di Urbisaglia, secondo degli appuntamenti per la stagione estiva di teatro classico (Tau).

La commedia dei gemelli è uno spettacolo prodotto da Plautus Festival e TeatroVivo ed ispirato alla celebre Menaechmi di Plauto, commedia tutta incentrata sull’equivoco, sul gioco dei ruoli e sul tradizionale riconoscimento finale.

Una lettura davvero singolare quella che ne ha dato in questa rivisitazione il regista olandese Ted Keijser, certo anche grazie alla magistrale interpretazione di Massimo Venturiello, nei panni dei due gemelli. Stupisce soprattutto la rivisitazione dei cantica – uno degli elementi più originali del teatro plautino: anziché optare per una più semplicistica soppressione delle parti cantate, in questo spettacolo vengono, per così dire, liberamente reinventate – nelle musiche di Andrea Mazzacavallo. Il regista ha prediletto la direzione de “la musica e il ritmo della parola e la musica e il ritmo del corpo, la musica e il ritmo del coro dei commedianti e la musica e il ritmo dello spazio” per giungere a una messinscena giocata sulla fisicità e sulla naturalezza: una rappresentazione che spontaneamente scatena nel pubblico la risata, una risata veramente immediata e reale che semplicemente avviene, “senza passare per il ragionamento” – come auspicato dal regista stesso.

“Non te ne accorgi nemmeno, guardi e ridi”, continua Ted Keijser nelle note di regia, “questa risata viene direttamente dalla pancia”. Un intento programmatico che effettivamente questo spettacolo è riuscito a realizzare, grazie anche alla bravura degli attori: Massimo Venturiello (Menecmo), Marta Dalla Via (Erozia), Franco Silvestri (Messenione), Camillo Grassi (Spazzola e medico), Nicola Cavallari (Cilindro e padre della matrona), Tamara Fagnocchi (matrona), Fabio Casali (prologo).

Anche la scenografia di stampo fumettistico è emblematica della fusione tra classicità e modernità, che può essere considerata una delle peculiarità di questa messinscena tutta orientata al puro gioco teatrale, un gioco che si fonda sulle caratteristiche di un testo geniale e mai passato (“Questa commedia sembra davvero scritta ieri!” nota Venturiello) e che per strappare risate non si serve della volgarità o del linguaggio scurrile, ma lavora sulla naturalezza della recitazione e su espedienti teatrali davvero efficaci, come la reinvenzione del prologo.

Se, come afferma Venturiello, la cifra stilistica del teatro plautino è la leggerezza, proprio la leggerezza è allora la chiave di questa rivisitazione, che ha voluto più di tutto esaltare la popolarità di un teatro che vuole essere, dopo millenni, ancora per tutti.

Pagina dedicata allo spettacolo nel sito Plautus Festival
Immagine tratta dal sito www.plautusfestival.it

Copyright © Università degli studi di Macerata