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Il Premio Recanati a Eraldo Affinati

08-06-2009

di Francesco Barbabella

La quarta edizione del Premio Recanati – Festival della Narrativa Italiana ha visto come vincitore assoluto Eraldo Affinati con il suo romanzo Berlin, valutato unanimemente dalla giuria di esperti come il miglior lavoro in concorso. Nella cerimonia di premiazione svoltasi lo scorso 24 maggio al Palazzo comunale di Recanati, è stato premiato anche Raffaele Cantone per la sua opera Solo per giustizia, segnalato dalla giuria dei lettori.
Per saperne di più, abbiamo incontrato il professor Marcello Verdenelli, docente di Letteratura italiana all’Università di Macerata e membro della giuria di qualità in questa edizione del Premio Recanati.

Il Premio Recanati è una vetrina importante per il panorama letterario italiano contemporaneo: in passato, hanno vinto il concorso autori come Mario Rigoni Stern, Anna Maria Mori e Andrea Bajano. Come giudica la qualità delle opere pervenute quest'anno? Avete avuto difficoltà per selezionare i cinque finalisti?
È proprio vero: il Premio Recanati, quest'anno alla sua quarta edizione, si è ritagliato uno spazio importante nel panorama italiano dei premi letterari. Tra l'altro i nomi che sono risultati vincitori in queste quattro edizioni sono la dimostrazione di un premio che ha puntato con molto coraggio, sin dall'inizio, sulla qualità. Le molte opere pervenute quest'anno e valutate scrupolosamente dalla giuria sono, come del resto gli anni scorsi, di assoluto livello, a dimostrazione del fatto che il Premio Recanati costituisce un riferimento importante per molti autori anche affermati. Certamente, non è stato facile il lavoro della giuria, avendo dovuto operare, per arrivare alla cinquina finale, delle esclusioni che sono sempre difficili e dolorose. Come componente della giuria di qualità, mi ritengo molto soddisfatto del lavoro svolto e della cinquina finalista che ne è uscita.

Quest'anno il premio è stato vinto da Eraldo Affinati con il suo libro Berlin, ritratto singolare di una Berlino multicolore, un viaggio post-moderno in una città con le sue cicatrici e le sue luci. Qual è il suo giudizio su quest'opera?
Berlin è un'opera di grande spessore letterario, culturale, umano. Un viaggio, come Lei ha ben colto, molto particolare e post-moderno nella Berlino di oggi, un modo nuovo di far incontrare la letteratura con la Storia del Novecento. Vorrei precisare che il giudizio della giuria è stato assolutamente unanime su Berlin. Personalmente, ho trovato in quest'opera, come ho avuto modo di precisare nella motivazione ufficiale, una costruzione di romanzo molto nuova, moderna e di grande respiro europeo. Un romanzo che non è un romanzo canonico e di tipo tradizionale, ma che ha una straordinaria e innovativa forza, tensione narrativa in quei pronomi personali (Io, Tu, Lui, Lei, Noi, Voi, Loro) che diventano, seguendo la scansione temporale di una settimana, i nuclei di una narrazione che dall'Io passa alle cose, alle statue, alle vie, alle piazze, alle tanti voci che popolano questo frastagliato e accattivante universo narrativo. Insomma, una narratività di confine che destruttura la classica impaginazione del romanzo. Ecco perché ho definito, nella mia motivazione, Berlin un romanzo "pronomimale".

Qual è il suo giudizio sulla narrativa contemporanea italiana?
Il mio giudizio sulla narrativa contemporanea non è poi così negativo, come anche l'esperienza del Premio Recanati e di altri importanti premi dimostra, anche se a volte in una produzione anche eccessiva e figlia di certe logiche editoriali c'è il rischio che opere di valore, innovative e decisamente più coraggiose rimangano un po' in secondo piano. Personalmente, sono dell'idea che opere di valore hanno una loro vita che va, fortunatamente, al di là di certe facili mode, infatuazioni.

Qual è il suo ultimo libro letto?
L'ultimo libro da me letto è Prima lezione di letteratura di Giulio Ferroni, un libro di grande finezza critica e che consiglierei anche a molti studenti per avere un approccio nuovo sulla letteratura italiana.

Lei è autore di diversi saggi sulla letteratura italiana del XIX secolo, tuttavia non mi risulta abbia mai pubblicato opere di narrativa. Ha mai pensato o sognato di scrivere un romanzo?
Sì è vero, pur avendo scritto molti libri di critica letteraria, non mi sono mai cimentato in un romanzo, pur essendo, anche per professione, un lettore forte di questo genere. Ma le garantisco che nel mio immaginario pullulano tantissimi materiali che forse un giorno confluiranno in un progetto romanzesco.

Questa esperienza nella giuria del Premio Recanati è stata la prima per Lei in un concorso letterario? Le piacerebbe ripeterla nuovamente?
Il Premio Recanati non è per me la prima esperienza come membro di giuria in un concorso letterario, avendo fatto parte di molte giurie sia per la poesia sia per il romanzo. Non le nascondo, visto il lavoro fatto e i risultati conseguiti, che mi piacerebbe molto far parte ancora della giuria di qualità del Premio Recanati.

 

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