La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

| Home | In Evidenza | In Ateneo | Costume e Società | Cultura e Spettacolo | Scienza e Tecnologia | Viaggi ed itinerari | Sport |
di Clauda Zavaglini
Un film fatto di Roma, di romani e romanesco. E, poi, di ricordi in bianco e nero, di passato che riaffiora e rivive, di realtà scomode che sarebbero da “nascondere sotto il tappeto” e invece eccole, sullo schermo, nascoste in quelle immagini che suscitano risa e poi domande.
Un mix altamente esplosivo, insomma, e senza dubbio molto originale. Una critica sommessa e insieme dura e poi una speranza.
Il soggetto si ispira a un monologo di Mastandrea, “Nonna Italia”, che ha già avuto molto successo a teatro. E’ la storia di una fuga e di una ricerca e, allo stesso tempo, la rappresentazione di un ambiente minore, di cui il cinema attuale non si occupa quasi più, una rappresentazione che deve qualcosa tanto al neorealismo quanto alla commedia italiana. La fuga è quella di Nonna Italia, una nonna con la fedina penale sporca, un po’ scomoda per il nipote Mario (Mastandrea) che, con l’aiuto del cugino Righetto (Vannoli), intraprende una ricerca, un viaggio tutto a ritroso attraverso i ricordi e l’infanzia; un viaggio mosso inizialmente dalla necessità di ritrovare questa nonna scomoda che potrebbe rovinare il suo futuro coniugale e lavorativo; un viaggio che piano piano, però, si fa altro e porta il protagonista a una presa di coscienza. D’altra parte, Nonna Italia sembra rappresentare non solo tutte le nonne italiane, scomode per qualche motivo e dimenticate negli ospizi dopo aver dato tanto, ma anche la nostra Nonna Italia, questa Italia che, dopo averne passate tante, è ancora così piena di vita, questa Italia che spera d’esser ritrovata dagli italiani, in un viaggio a ritroso come quello di Mario, tanto realistico e, insieme, metaforico. Dunque, emerge tra le righe anche il ritratto di un’Italia mai arrendevole, che quasi riecheggia la famosa canzone degregoriana: “Viva l'Italia (…) derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore.”
“Chi nasce tondo” è un film indipendente, libero, realizzato con un budget bassissimo, interamente in digitale, con la collaborazione delle scuole, degli studenti, degli anziani. Ha tutte le carte in regola per essere annoverato tra quei film che, nel loro piccolo, vogliono cambiare il volto che tutti conoscono della cinematografia italiana, farlo diventare migliore e, come auspica il regista, dare “un impulso alle possibilità del cinema indipendente di provincia“.
Un film di Alessandro Valori. Cast: Valerio Mastandrea, Raffaele Vannoli, Sandra Milo, Glauco Onorato, Tiberio Murgia, Anna Longhi, Regina Orioli, Corrado Fortuna. Genere: Commedia. Durata: 90 minuti. Produzione: Digital Deskin coll.Cinetown e RaiCinema. Distribuzione Istituto Luce.