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di Marco Fiori
Se si è appassionati di cinema, si è interessati alla storia culturale e sociale degli Usa e si ha qualche soldo da spendere, un libro adeguato potrebbe essere “Chi c’è in quel film? Ritratti e conversazioni con le stelle di Hollywood” di Peter Bogdanovich.
Bogdanovich, regista, sceneggiatore e critico cinematografico – nonché attore occasionale, sia sul palcoscenico che sul grande/piccolo schermo – ha basato tutto il proprio progetto artistico sull’amore devoto per la cinematografia della Hollywood dei tempi dello studio-system, all’incirca dal 1915 ai primi anni Sessanta. E lo ha legato all'analisi della società americana a lui contemporanea, fin dal suo primo lavoro, “Bersagli” del 1967.
Nelle sue pellicole migliori, come “L’ultimo spettacolo” del 1971 o “E tutti risero” del 1981, ciò gli è riuscito in maniera mirabile. Parallelamente, ha sviluppato una carriera di documentarista e di scrittore – fondamentali i suoi studi su John Ford, Orson Welles e Howard Hawks – che, con lo scemare dell’ispirazione e del successo delle sue produzioni per le sale a partire dagli anni Novanta, è diventata predominante. In questo volume, pubblicato cinque anni fa nell’edizione originale con il simpatico titolo “Who the Hell’s in It. Portraits and Conversations” e ora tradotto da Roberto Buffagni, vengono riportati venticinque ritratti/conversazioni con icone di Hollywood spesso frequentate in pubblico e in privato: dalla diva del muto Lillian Gish a uno dei penultimi caduti sul “fronte del successo”, River Phoenix, che proprio con il nostro ha girato il suo ultimo film, “Quella cosa chiamata amore” del 1993.
A differenza di altri cronisti, Bogdanovich, pur non essendo parco di notazioni biografiche, cerca di evitare la controversia continua o il pettegolezzo spinto, anche sulle figure più controverse politicamente e socialmente, come John Wayne o Frank Sinatra, o su quelle dalla vicenda umana più dolorosa e tragica, come Sal Mineo o Anthony Perkins. Egli preferisce evidenziare la funzione “mitica” che alcune figure di attori hanno avuto sull’immaginario statunitense, potremmo dire occidentale, trascendendo spesso i loro personaggi cinematografici: Cary Grant, James Stewart, Henry Fonda, Humphrey Bogart, Marilyn Monroe, solo per fare qualche nome. Non mancano resoconti, brevi ma sapidi, sui rapporti tra Hollywood e “l’esterno” – i presidenti Nixon, Carter e Reagan, per esempio.
Il libro costa 29,50 euro ed è edito dalla Fandango Libri, la branca editoriale della casa di produzione di Domenico Procacci, autore di diversi successi cinematografici italiani recenti.