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La foto del mese

Walking in Dublin
Passeggiare (e lavorare) in Irlanda. (Foto di Maria Rita Sciarrone)

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Cultura e Spettacolo

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10-03-2010 di Claudia Zavaglini

Il liceo scientifico G. Galilei di Macerata, insieme all’European Astrosky Network e all’Associazione Astrofili Crab Nebula ha promosso l’iniziativa “La rivoluzione scientifica e il sidereus nuncius”. Le giornate galileiane, patrocinate dalla Provincia e dal Comune di Macerata e sostenute anche dall’Università degli Studi di Macerata, si snoderanno in una serie di appuntamenti, lungo due settimane.

Si inizierà venerdì 12 marzo – proprio il 12 marzo 1610 fu pubblicato il Sidereus Nuncius di Galilei – con l’inaugurazione delle mostre “Galileo e la Rivoluzione scientifica nei libri antichi della Biblioteca Mozzi-Borgetti” (Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti, ore 17) e “Dal tramonto all’alba”, mostra dell’astrofotografo Marco Meniero (Galleria Galeotti, ore 18).

Per il 13 marzo è prevista la conferenza “La Rivoluzione Scientifica e il Sidereus Nuncius”, articolata in tre interventi mattutini (Auditorium San Paolo, ore 9,30 – Andrea Battistini: “La fortuna planetaria di un best seller del Seicento: il Sidereus Nuncius di Galileo”; Pietro Greco: “Il Sidereus Nuncius e l’inizio della comunicazione pubblica della scienza nel Seicento”; Giorgio Strano: “Lenti per occhiali e liste della spesa: dall’ottica medievale ai primi telescopi di Galileo”) ed in tre interventi pomeridiani (Aula Magna dell’Università, ore 15,30 – Fabio Toscano: “Dagli annunci di Galileo alle autocensure di Torricelli”; Alessandro Giostra: “Ilario Altobelli e le novità del Sidereus Nuncius”; Lorenzo Brandi: “Le lezioni di Galileo sulla forma e le dimensione dell’inferno di Dante”). Alle ore 21,30, il Teatro Don Bosco ospiterà il concerto “Musica e poesia per Galileo”, durante il quale verrà eseguito un brano composto da Italo Vescovo e dedicato a Galileo e sarà proposto un repertorio di arie su testi letterari inerenti il mondo dell’astronomia.

Il 14 marzo (Aula Magna dell’Università, ore 9,30) si terrà la conferenza “L’astronomia d’osservazione in Italia. Idee e proposte”, durante la quale interverranno Mauro Dolci (“L'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), tra passato e futuro”), Pietro Greco (“Come si comunica la scienza?”), Rodolfo Calanca (“Considerazioni sulla diffusione Dell’astronomia in Italia”) ed Angelo Angeletti (“Presentazione del Progetto Ean: video-corso di astronomia”).

Sabato 13 pomeriggio e domenica 14 mattina, inoltre, in piazza Cesare Battisti saranno esposti e presentati gli “oggetti matematici e fisici” costruiti dagli studenti del liceo scientifico.

L’intero ciclo di conferenze sarà in diretta web Tv sul sito www.crabnebula.it.
Le mostre potranno essere visitate fino al 28 marzo.

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01-03-2010 di Giorgio Cipolletta

Questa volta Clint Eastwood non ha sbagliato un colpo. Non c’è nessuna 44 magnum dell’ispettore Callaghan e neanche il motore della Gran Torino, ma solamente la poesia della regia e la storia del Sudafrica. Il racconto è quello del campionato della coppa del mondo di rugby nell’anno 1995.

Una nazione come quella del Sudafrica è stata divisa per molto tempo dal razzismo e dalla politica dell’haparteid. Solo nel 1990 qualcosa inizia a cambiare.
Un uomo, Nelson Mandela, che prima di diventare il primo presidente nero del Sudafrica, per 26 anni trascorse la sua vita nel carcere dentro una stanza grande quanto due braccia tese verso l’esterno e le pareti umide.
Una partita di rugby è la testimonianza di un cambiamento, di una trasformazione necessaria e viva. Il rugby non fu un fattore politico, ma umano. Invictus è il nuovo film di Clint Easwood che racconta la celebre vittoria del Sudafrica nella coppa del mondo del 1995, la finale contro gli All Blacks della Nuova Zelanda.
Era l’anno successivo all’elezione di Nelson Mandela alla presidenza della Repubblica.

L’intuizione del presidente sudafricano fu geniale: appropriarsi dei colori verde oro, la squadra degli Springbocks, simbolo che il popolo nero, umiliato per anni volevano abolire.
Mandela è l’allenatore della nazione, il leader del cambiamento, il comandante di una rivoluzione in corso. Francois Piennar è il capitano della squadra degli Springbocks che dopo essere convocato dal Presidente Mandela, sente sul collo il fiato di una sfida difficile, ma non impossibile, la sfida di una nazione unita nella sua diversità.
Il capitano Piennar porta con sé il sudore della lotta nel campo, il lancio in direzione della meta per conquistare l’invincibile.
In Sudafrica, prima di Mandela, lo stadio era luogo del razzismo, dove i neri tifavano sempre contro gli Springbocks e contro i colori del proprio paese. Mandela rovescia il mito attraverso di colori del coraggio, le sfumature della dolcezza convita di vincere sull’odio.
Gli Springbocks partono perdenti e vincono tutte le partite, fino all’ultimo respiro. "Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima". Queste sono le parole che portano la luce e la speranza di quella nazione divisa, un’operazione democratica tramite il gioco del rugby amato dai bianchi e odiato dai neri. La vittoria della finale porta a condividere con gioia quel momento.
Il film è un atlante di emozioni piene, il bianco e nero sono un cuore solo di un popolo riunito contro ogni previsione, contro ogni scommessa. La sala del cinema sembrava trasformata in uno stadio, l’atmosfera era quella di gioire, di tifare, di respirare, di sperare in quella meta per la vittoria.
Mandela impersonato dallo strepitoso Morgan Freeman, è padrone del destino di una nazione nuova e democratica e Clint Eastwood nel ruolo del capitano, dell’occhio/regia, dello sguardo invicibile, riporta in vita quel momento di incredibile gioia rivoluzionaria.

Un film perfetto, 125 minuti di invincibilità alla gloriosa età di 80 anni. Non c’è bisogno di effetti speciali o di avatar.

Invictus
William Henley
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio quali che siano gli dei
per la mia inconquistabile anima.
Nella morsa delle circostanze,
non mi sono tirato indietro, ne’ ho pianto.
Sotto i colpi d’ascia della sorte,
il mio capo sanguina, ma non si china.
Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime appare minaccioso ma l’orrore delle ombre,
e anche la minaccia degli anni non mi trova,
e non mi troverà spaventato.
Non importa quanto sia stretta la porta...
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino.
Io sono il capitano della mia anima.

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25-02-2010 di Chiara Fonzi

I cinefili civitanovesi sono stati al lungo in fermento per l'uscita natalizia del mediometraggio "Cercando di farcela", film opera dei loro giovani concittadini Peppe Barbera e Andrea Nataloni.
Dopo la prima al cinema Conti, il successo è stato tanto grande che alcuni pub della città lo stanno riproiettando nelle fredde serate del nuovo anno.
Il prossimo appuntamento in sala sarà a maggio, giornata in cui i fan potranno finalmente gustare anche le scene del backstage.

La storia
"La maggior parte di noi vive sguazzando nelle fogne, solo che alcuni lo fanno guardando le stelle", dice citando Oscar Wilde un Vinicio Capossela a colori che ci introduce in questo mondo onirico. La pellicola, d'ispirazione chiaramente chapliniana/keatoniana, volge poi al bianco e nero.
Nella città dall'emblematico nome di Ailati, è ambientata l'ironica quanto commovente storia dell'amicizia tra due sognatori di strada, un barbone ed un mimo, braccati dal goffo duo di poliziotti.
"È ciò che sta succedendo in questa società dove, appunto, si cacciano via e si multano i senzatetto perché disturbano il decoro urbano", dichiara Peppe in un'intervista a Radiocitylight.
Che questa storia sia stata in parte ispirata dall'ordinanza anti-accattonaggio, emanata nell'ottobre del 2008 a Civitanova? Bando alla politica, occupiamoci dell'arte.

L'innovazione
È rappresentata dal cast, quasi interamente costituito dalle persone che la nostra società attualmente chiama "diversamente abili".
La squadra degli attori è stata infatti reclutata all'ANFFAS ONLUS di Civitanova Marche, dove Peppe presta servizio da qualche tempo. In particolare, a vestire i panni dei protagonisti sono Andrea Bartolini, Paolo Mercuri, Mauro Cavalieri e Massimiliano Cardente.

Le riprese
Hanno coinvolto il team per un intero anno, tra la spiaggia di Civitanova Porto, i vicoli della città alta e i giardini di Villa Conti. Guardando il risultato ci si può rendere conto di quanto sia possibile abbattere le barriere della comunicazione tra gli uomini.

Il successo ha portato alla rapida crescita della Camaleonte Production (http://assamiproduction.blogspot.com), che attualmente sta lavorando ad altri quattro film su commissione, tra cui un giallo ed un corto dialettale. Quest'ultimo è basato sulle performance di alcuni piccoli attori delle scuole elementari.

Info
Per visualizzare il trailer di Cercando di farcela: http://www.youtube.com/watch?v=YBfnPljmhkc

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23-02-2010 di Giorgio Cipolletta

Avatar: colui che discende. È una parola che in lingua sanscrita e originaria della religione induista significa incarnazione, assunzione di un corpo fisico da parte di un dio. Nel mondo digitale, nel cyberspazio, nella dimensione Web, la stessa parola acquisisce un significato diverso: Avatar è una traslazione metaforica di come una persona decide di interagire e mostrarsi agli altri nella Rete, offrendo la propria rappresentazione, incarnandosi in un’immagine diversa, in un volto totalmente diverso che appartiene ad una seconda vita, quella che viviamo parallelamente alla nostra quando decidiamo di navigare nel Web.

Il fenomeno Avatar non ha smentito le attese. Gli occhialini 3 D sono lo strumento per apprezzare gli effetti speciali e proiettarsi direttamente nel mondo di Pandora, la realtà virtuale dove il film si svolge. Dal punto di vista estetico sicuramente Avatar ha cambiato il mondo del cinema, il fascino della settima arte. Il livello di coinvolgimento è attivo, l’opera del regista James Cameron è composta da ingredienti differenti ma tutti necessari alla realizzazione fantascientifica di Avatar.
Le espressioni facciali dei Nav’ì sono il risultato di una traduzione dalla realtà alla virtualità con elevato contenuto tecnologico. La trama è semplice, forse un po’ troppo, ma lo spettatore viaggia nella foresta meravigliosa di Pandora, un mondo popolato dalle più svariate forme di flora e fauna. Si tratta di un lussureggiante pianeta del sistema solare Alpha Centauri, simile alla Terra ma abitato dai Na’vi, umanoidi alti tre metri, con la pelle blu striata e gli occhi gialli come quelli dei felini.

Una civiltà che vive nella natura protetta dagli alberi, mentre dall’altro lato si staglia la follia imperialista di una umanità corrotta e pronta a distruggere per conquistare l’inconquistabile.
La sceneggiatura forse è troppo piena, la storia rimane in ombra. La trama offre svariati punti di partenza su cui riflettere. Avatar non rappresenta un genere, ma il genere nei generi. Un contenitore dove dentro ci sono diversi contenuti: la lotta tra il bene e il male, lo scontro tra la civiltà moderna e indigena, guerra e pace, bellezza e orrore, l’uomo-macchina e l’uomo-natura. Inoltre Avatar è anche un fantasy ecologico, attrazione e bellezza costruita digitalmente in maniera perfetta. Il tema ecologico viene messo in risalto attraverso la flora del mondo di Pandora. L’albero della vita come connessione che crea legami, interconnessione tra realtà e virtualità. Una guerra di civiltà, una relazione-interazione dell’uomo reale e naturale.
Le immagini vengono verso di noi, fuori dallo schermo, e noi andiamo verso(dentro) a esse. La guerra fra esseri umani fra l’uomo e la sua doppia copia, il suo avatar, una metafora del mondo reale/virtuale.

L’obiettivo del regista americano è stato raggiunto. Ai botteghini Cameron ha battuto se stesso dopo 15 anni da Titanic. La vera forza di Avatar, oltre che nella complessa realizzazione iper-tecnologica, sta nel fatto che l'idea del film nasce nel 1995, quando il regista per la prima volta pensò di portare sullo schermo il concetto di virtuale e doppia realtà. Imparare a vederci connettendoci l'uno all'altro: forse questo è il messaggio più vero di Avatar. Il vaso di Pandora è stato aperto ora tocca a noi connetterci… 

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21-02-2010 di Marco Fiori

Le opere dell’artista iraniana Sepideh Hashemolhosseini faranno bella mostra di sé fino al 4 marzo prossimo nello spazio “Mirionima” – Piazza della Libertà, 2 – dell’Istituto di Storia e Fenomenologia delle Arti (Accademia di Belle Arti di Macerata). L’evento, a cura di Ezio Settembri e realizzato con l’indispensabile ausilio di Gigliola Rosciani, raccoglie sia le fotografie che compongono l’opera “Le Fenêtre”, realizzata nel 2007, in occasione del soggiorno dell’artista a Rennes (Francia), dove si trovava per l’Erasmus, sia alcune sculture in vari materiali (argilla, legno, resina, marmo bianco di Carrara) prodotte nel periodo 2004-2007.

“Le Fenêtre” è ispirata da una memoria autobiografica legata alla devastante guerra Iran – Iraq (1980 – 1988), ovvero alle finestre delle case di Tehran bombardata, “difese” dallo scotch bianco. Le foto sono “ritratti” delle finestre, così come le ricorda la memoria di Sepideh. Tale esperienza è venuta in contatto con le suggestioni tratte dalle realizzazioni degli artisti Claude Lévêque, Anette Messenger, Christian Boltanski, Anne e Patrick Poirier, Dieter Appelt che hanno completato e raffinato la sua ricerca. Le fotografie sono state esposte alle “Journées de l’Union européenne 2007”, dal 2 al 12 maggio di tre anni fa, al MIR (Maison Internationale de Rennes), con la collaborazione di Pedro Pereira.

Relativamente alle sculture, pregne di grazia esecutiva e sapienza nell’uso dei materiali, spiegano meglio queste righe estratte dal saggio del curatore Settembri, disponibile nella sua interezza nelo spazio “Mirionima”: “Accingersi ad interpretare criticamente l’opera di Sepideh Hashemolhosseini è operazione ardua. Non perché essa si ponga di fronte allo spettatore con sofisticate soluzioni formali o intellettualismi di qualsiasi tipo. La spiccata manualità da cui prende vita non necessita di lunghe, verbose elucubrazioni. In ambito contemporaneo essa appare netta e perentoria. A tale apparente semplicità, che deriva da un lavoro paziente e raffinato, fa da contraltare la sostanziale enigmaticità e profondità degli scopi artistici che la sottendono”.

19-02-2010 di Marco Fiori

Il non più tanto giovane scrittore bolognese Enrico Brizzi, dopo i fasti di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” oramai sedici anni fa, ha continuato una prolifica carriera letteraria e pubblicistica intersecata a collaborazioni con progetti musicali disparati: buon (in molti sensi) ultimo, “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro”, con i Numero6.

Sabato 20 febbraio, nel propositivo Arci club Geleò di Morrovalle (Piazza del Comune), l’autore di “Tre ragazzi immaginari” si confronterà con i concittadini Yuguerra!, quartetto composto dal “leader” Yu Guerra alla voce e alla chitarra, Wiko alla chitarra e alla voce, Tony Farinelli al basso e Andrea Insulla alla batteria – per un evento “letterariorock” degno di nota. Il reading “Dio salvi Bologna” è tratto da testi di “La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco”, (Laterza, 2009), con riferimenti anche alla scottante attualità della città petroniana.

Photo by Gianluca Simone, www.enricobrizzi.it

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18-02-2010

Per la Stagione Opera Balletto Recital Concerti 2009-10 della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona venerdì 19 alle 20.30 e domenica 21 alle 16.00 al Teatro delle Muse ascolteremo l’opera, in forma di concerto, Lucrezia Borgia.

Lucrezia Borgia è un'opera in un prologo e due atti composta da Gaetano Donizetti tra l'ottobre e il dicembre del 1833, su libretto di Felice Romani, tratta dalla tragedia omonima di Victor Hugo (1833).

Nell’esecuzione al Teatro delle Muse ascolteremo anche l’aria, raramente eseguita, composta da Gaetano Donizetti per il tenore Mario (Giovanni Matteo De Candia) in occasione delle recite al Théâtre des Italiens di Parigi nel 1840, la scena e romanza di Gennaro: “Anch’io provai le tenere smanie” .

L’opera vede sul palco del Teatro delle Muse il grande ritorno di Mariella Devia, nel ruolo del titolo, soprano di fama mondiale e interprete acclamata nei maggiori teatri lirici del mondo. La Devia ha già cantato alle Muse in Idomeneo Re di Creta, il Pirata e La traviata. Al suo fianco canta Gennaro il tenore Giuseppe Filianoti, la voce di Maffio Orsini (ruolo maschile) è del mezzosoprano Marianna Pizzolato, il Duca di Alfonso ha la voce del basso Alex Esposito. Per la prima volta ad Ancona, dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, un direttore di nuova generazione ma già affermato internazionalmente che ha da poco debuttato al Teatro alla Scala, il maestro Marco Guidarini. Le altre voci sono: Massimiliano Luciani (Jeppo Liverotto), Carlo Giacchetta (Oloferno Vitellozzo), Gregory Bonfatti (Rustighello), Roberto Gattei (Apostolo Gazzella), Stefano Rinaldi Miliani (Gubetta), Gianni Paci (Ascanio Petrucci), Giacomo Medici (Astolfo) e il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto dal maestro David Crescenzi.

La prima rappresentazione dell’opera ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre 1833 è una delle opere dove di più le istanze musicali del bel canto sono in primo piano. Qui, infatti, tutti gli spunti e le suggestioni della tragedia vengono tradotti in espressioni vocali. I caratteri dei personaggi si esemplificano in linee di canto che nella loro sintesi concretizzano e sviluppano l’azione drammatica. Per questo, quando ci sono tutti gli interpreti adeguati, la Lucrezia Borgia è opera che si può seguire, ed eseguire, benissimo in forma di concerto senza per questo tradirne le ragioni narrative e drammaturgiche. Tratta da una fosca tragedia di Victor Hugo, è opera dove le violente contraddizioni che animano la personalità della protagonista si stemperano in un’atmosfera notturna intrisa di romanticismo che genera un canto liricissimo ed espressivo, permeato di malinconico abbandono.

Donna di rara e documentata bellezza affascinante e astuta, Lucrezia Borgia si ritrovò spesso coinvolta negli intrighi delle corti italiane del suo tempo, legata alle fortune della sua potente famiglia; ammirata e temuta allo stesso tempo, perfetta castellana rinascimentale, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica. I libellisti e i nemici dei Borgia ne hanno tramandato l'immagine di una donna mondana però ancora da documentare seriamente.

Biglietteria Teatro delle Muse – 07152525 dal martedì al sabato dalle 10 alle 17 www.teatrodellemuse.org.

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15-02-2010

Oltre 700 personalità dell’Unesco di Parigi hanno aderito alla proiezione del docufilm di Gjon Kolndrekaj «Matteo Ricci, un gesuita nel Regno del Drago», del regista Gjon Kolndrekaj, e l’inaugurazione dell’esposizione «P. Matteo Ricci. A servizio del Signore del Cielo».

È prevista dunque una grande partecipazione per l’evento previsto per martedì 16 febbraio alle ore 15.00 nela sede dell’Unesco di Parigi e organizzato sotto il patronato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura in quest’anno speciale: nel 2010, infatti, oltre al IV Centenario dalla morte dell’illustre gesuita marchigiano, si celebra anche l’Anno internazionale per l’avvicinamento delle culture.
Sarà S. Em. il Cardinal Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ad introdurre il simposio «Sull’amicizia: un metodo per l’incontro. Riflessione sull’esperienza di P. Matteo Ricci», promosso dalla Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia, la Regione Marche e la Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù, assieme al Comitato promotore per le Celebrazioni di Padre Matteo Ricci. Interverranno inoltre Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia; Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco; Françoise Rivière, direttore generale aggiunto per la Cultura dell’Unesco; l’onorevole Adriano Ciaffi, presidente del Comitato promotore per le Celebrazioni del IV Centenario dalla morte di P. Matteo Ricci; Gian Mario Spacca, Presidente della Regione Marche.

L’allestimento, tradotto in lingua inglese, costituisce una copia della mostra itinerante inaugurata il 6 novembre scorso presso la Cripta della Cattedrale di San Giuliano, a Macerata, e sarà presentato dal professor Giovanni Morello, Presidente della Fondazione per i Beni e le Attività artistiche della Chiesa.
L’esposizione rimarrà allestita nella capitale francese fino al 17 febbraio per poi essere trasferita a Lisieux, dove rimarrà aperta sino a giugno: tale scelta non solo rappresenta un omaggio a Santa Teresa del Bambin Gesù, Patrona dei missionari, ma è stata realizzata anche in onore di San Francesco Saverio, il primo grande missionario gesuita. In settembre, invece, la mostra verrà allestita in Corea, come segno di continuità dell’opera, sempre più attuale, di evangelizzazione e dialogo tra i popoli compiuta da Matteo Ricci.

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12-02-2010 di Claudia Zavaglini

Il Progetto interregionale transnazionale Sipario, finanziato con 887 mila euro dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Marche, intende formare in senso professionale alcune tra le figure più importanti nell’ambito dei mestieri teatrali e dello spettacolo: sarti teatrali, scenografi realizzatori, macchinisti teatrali, tecnici del suono, light engineer, danzatori, comunicatori multimediali dello spettacolo dal vivo, cantanti lirici solisti, professori d’orchestra, maestri collaboratori di sala e palcoscenico.

L’ente principale coinvolto nel Progetto è la Fondazione Pergolesi Spontini, che sarà coadiuvata dall’Accademia delle Belle Arti di Macerata, dall’Amat, dai conservatori statali di musica “G.B. Pergolesi” di Fermo e “G. Rossini” di Pesaro, dalla FORM e molti altri enti ed associazioni.
Come ha sottolineato in conferenza stampa l’assessore regionale alla Formazione e Istruzione, Stefania Benatti, si tratta di un Progetto che tenta di integrare formazione e cultura per poi movimentare il distretto culturale anche dal punto di vista economico ed occupazionale. Infatti, il 40% dei 170 allievi ammessi ai corsi potranno poi aspirare ad un contratto di lavoro presso gli enti partner del Progetto.
I percorsi di formazione, di durata annuale, prevedono tutti tra le 600 e le 700 ore di studio; le lezioni si svolgeranno da marzo 2010 presso la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi ed altre sedi.

Informazioni:
Fondazione Pergolesi Spontini, via Mazzini, 14. 60035 Jesi (AN)
Tel. 0731/202944; 0731/205634. Fax. 0731/226460
E-mail: formazione@fpsjesi.com
Pagina dedicata al Progetto:
http://www.fondazionepergolesispontini.com/italiano/content/view/2735/1570

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10-02-2010

Riparte la seconda sessione del cineforum organizzato dagli studenti di Filosofia di Unimc, questa volta dedicato al regista Woody Allen. Le proiezioni inizieranno alle ore 21 nell'Aula in via Don Minzoni, 5 (praticamente di fronte a Scienze della comunicazione). Ecco il programma:

16 febbraio: Provaci ancora Sam
23 febbraio: Io e Annie
02 marzo: Harry a pezzi
09 marzo: Interiors
16 marzo: Amore e guerra

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