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Volontari sì,ma professionisti

18-01-2010

di Marco Luzzi

In maniera molto diversa tra loro, i fatti di Rosarno e l’ecatombe di Haiti costringono ancora una volta il dibattito pubblico a riflettere sul nostro rapporto con il Sud del mondo. L’abituale lettore di quotidiani, una volta fatta la tara dell’ipocrita buonismo terzomondista (che di solito è a sinistra) e della becera intolleranza arruffapopoli (che di solito è a destra), noterà che di idee buone su cui lavorare nel piatto ne rimangono pochine. Ma se si compie lo sforzo di guardare alla società civile, come spesso accade, ecco spuntare alcuni esempi virtuosi, come quello della Comunità Volontari per il Mondo.

Fondata nel 1978 da alcuni volontari rientrati in Italia dall’Africa e dall’America Latina, quest’associazione cristiana d’ispirazione e laica per statuto si adopera per promuovere uno sviluppo sostenibile e autogeno (quindi in loco) delle popolazioni del Sud del pianeta.

Cvm è presente in Etiopia e Tanzania, con progetti di approvvigionamento idrico, di prevenzione e controllo dell'Hiv e di supporto ai bambini di strada ed alle vittime dell'aids.
In Italia viene, invece, svolta l’altra metà del lavoro, attraverso attività formative come i corsi del laboratorio interculturale, che prepara docenti, animatori, volontari internazionali, e figure più professionali come mediatori linguistici culturali e formatori dei formatori. Questo è un aspetto molto importante, perché – come si legge nel loro sito web – “la solidarietà non è sinonimo di improvvisazione”: le cause del sottosviluppo hanno radici profonde e complesse, che devono essere affrontate attraverso un lavoro svolto nella costante ricerca di una maggiore efficacia, fatto di radicamento sul territorio, creazione di rapporti di solidarietà che durano nel tempo e di cura nel creare competenze e capacità, con un’attenzione che non è mai rivolta esclusivamente ai risultati dei progetti, ma anche a tutto il “capitale sociale” che si crea per mezzo di essi.

Impegnarsi a combattere il sottosviluppo è un compito importante, ma non richiede necessariamente un impegno esclusivo: Cvm cerca infatti, oltre ai volontari internazionali, anche quelli sul territorio (http://www.cvm.an.it/public/essere_volontari_sul_territorio.asp), giovani (e non) desiderosi di dedicare un po’ del loro tempo a organizzare banchetti informativi e raccolte di fondi.

Chi invece è pronto per partire (naturalmente dopo un’adeguata formazione) può fare domanda per svolgere il servizio civile all’estero con i Volontari per il Mondo oppure chiedere maggiori informazioni sui campi di lavoro nei paesi in via di sviluppo ai responsabili dell’associazione, cliccando sul link qui sopra o andando direttamente in una delle sedi di Ancona, Porto San Giorgio, Chieti o Pescara. 

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