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Universitari e politica, la tentazione della “bomba in parlamento” e la crisi di identità degli estremi

09-08-2008

di Donato Gualtieri

Nei corridoi del microcosmo universitario maceratese sembra riflettersi una tendenza evidenziata, a livello aggregato di società, dalle ultime elezioni politiche: in Italia, e particolarmente tra i giovani, sembrano serpeggiare due distinti, e per certi versi distanti, tipi di extra-parlamentarismo.

Da un lato è innegabile il diffondersi di un pericoloso e stolido disinteresse, a-critico e privo di qualsiasi fondamento costruttivo. Il “fosse per me butterei una bomba in parlamento”, troppe volte sentito dalla bocca di tanti studenti negli ultimi mesi, riassume una visione semplicistica della politica che nulla ha da proporre, in quanto la riduce a semplice lotta per le poltrone e dimentica ciò che essa sostanzialmente è o dovrebbe essere, svuotandola di qualsiasi dimensione etica e ideale. A parziale discolpa di coloro che abbracciano questa visione, c’è da dire che il comportamento della nostra classe dirigente facilita loro il compito in un modo che produce sgomento; questa constatazione, però non deve suonare assolutoria, in quanto non si può combattere una malattia andando semplicemente a fare l’elenco dei sintomi o, peggio, proponendo la distruzione del malato stesso. La soluzione migliore è quella di accogliere la politica nel senso di “servizio alla comunità”, chiedendosi cosa ognuno possa fare per la società in cui vive, senza nascondersi dietro denunce in sé stesse corrette ma poco utili ad un rinnovamento di cui l’Italia ha bisogno come il pane.

Dall’altro lato, o meglio dalla parte opposta della barricata, stanno gli studenti che vivono la politica nella sua pienezza: non solo come elettori o simpatizzanti, ma come iscritti ad un partito. Buona parte di loro ha una posizione estrema, legata solitamente all’età di transizione che sta vivendo. Sia per l’estrema destra che per l’estrema sinistra sono tempi difficili e sembra calzare a pennello il vecchio detto “se Sparta piange, Atene non ride”. Il sistema elettorale vigente, unito ad una manovra a tenaglia condotta dai due maggiori partiti a livello nazionale e al successo di un partito fortemente radicato a livello territoriale come la Lega Nord, ha prodotto un notevole appiattimento e reso extra-parlamentari delle formazioni politiche che da sempre erano in Parlamento: gli esempi più eclatanti sono quello del Partito Socialista, escluso dalle Camere dopo 114 anni, e del fallimentare connubio della Sinistra Arcobaleno. Da registrare, inoltre, l’incapacità da parte dell’estrema destra di costruirsi una credibilità fuori dalla sua ristretta cerchia di aficionados.

L’obiettivo che le ali estreme dovranno porsi per il futuro è una sfida in campo aperto ai due partiti maggiori e al bipartitismo forzoso che essi hanno imposto alla politica italiana, su tematiche nelle quali ormai, nel nostro Paese, sembra si parli con un’unica voce. Quella dei partiti rappresentati in Parlamento.

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