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Una rete di donne per le donne

19-12-2008

di Antonia Casiero

S’un medesimo ardor, s’un disir pare
inchina e sforza l’uno e l’altro sesso
a quel soave fin d’amor, che pare
all’ignorante vulgo un grave eccesso;
perché si de’ punir donna o biasimare,
che con uno o più d’uno abbia commesso
quel che l’uomo fa con quante n’ha appetito,
e lodato se ne va, non che impunito?
Son fatti in questa legge disuguale
veramente alle donne espressi torti,
e spero in Dio mostrar che gli è gran male
che tanto lungamente si comporti.”

Questi versi scriveva Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso, fotografando la realtà sociale del tempo, nel ‘500, mentre le donne che tentavano di far valere i propri diritti venivano messe al rogo come streghe.
Dal ‘500 le battaglie delle donne sono proseguite, in virtù del perseguimento di una parità riconosciuta ma non ancora raggiunta pienamente.


Dall’analisi condotta in Italia e a cui fa riferimento Lilli Gruber nel suo ultimo libro “Streghe” risulta che il 46,3% delle donne in Italia lavora, guadagnando meno di un pari grado maschio e nella maggior pare dei casi fuori dai “bottoni”: aule parlamentari, consigli di amministrazione e università.
“Le donne di oggi – sostiene la Gruber - vorrebbero essere libere di decidere del proprio corpo, capaci di mantenersi, brave ad amare ma anche a stare da sole”; tuttavia vi sono grosse difficoltà a gestire lavoro e famiglia in una società che non offre servizi di aiuto alle donne: pochi sono gli asili nido e le strutture per l’assistenza degli anziani, che restano dunque a totale carico della cura delle donne.


La giornalista protende il suo sguardo verso la libera Spagna e la trasgressiva Olanda per cercare consigli, soluzioni, esempi da seguire e giungere alla conclusione che anche rivestendo ruoli diversi (dalla camionista all’avvocato, dall’artista all’imprenditrice), tutte le donne sono accomunate dagli stessi problemi sul fronte della gestione della vita quotidiana.


Gli spunti forniti dalla giornalista attraverso le sue interviste a numerose donne (come Rita Levi-Montalcini, Gianna Nannini, Alessandra Graziottin, Luciana Littizzetto e Franca Sozzoni) e a pochi uomini di potere (come Camillo Ruini, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni), in mondi e realtà diverse, fungono da stimolo all’emancipazione delle donne. Lilli Gruber vede, infatti, una via d’uscita attraverso la costituzione di una rete di donne diverse, ma simili, che combattono una battaglia comune e non si lasciano prendere dalla stanchezza e dalla sfiducia. Una rete femminile, dunque, per la conquista di una quotidianità più serena e per un nuovo approccio alla vita e al potere.

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