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Tessere abiti e parole

18-03-2010

di Ilenia Paciaroni

“Proponiamo un’esperienza culturale legata a tre ambiti di un percorso museale quale invito a riscoprire la tessitura come uno fra i linguaggi dell’arte, a riconoscere nella tecnica tessile la grammatica del linguaggio simbolico di cui il tessuto sarà l’espressione e per offrire, al tempo stesso, nella percezione dell’armonia dell’insieme, l’opportunità di sperimentare il collegamento tra la natura e i suoi elementi e la capacità creativa dell’uomo”.

Così Patrizia Ginesi e Maria Giovanna Varagona presentano nell’opuscolo informativo il Laboratorio di tessitura “La Tela di Ginesi e Varagona”, situato a Macerata in vicolo Vecchio. Il percorso museale si sviluppa lungo tre direttrici. Dall’ingresso si ha ‘il corridoio degli strumenti e della memoria’, dove la rassegna degli strumenti fa sì che sia possibile ripercorrere la storia della tessitura dall’Antichità ad oggi. Particolarmente interessante è il telaio verticale che, grazie alla sua semplicità, è stato ed è utilizzato in varie epoche e da parte di diverse popolazioni. Dopo essersi soffermati sui più moderni telai, è opportuno dedicarsi all’angolo della tessitura a liccetti’: è un modo di tessere che si serve di un “telaio tradizionale impostato secondo l’antico procedimento tessile che, fin dal XIII-XIV secolo, ha permesso la realizzazione su tessuto di liste figurative stilizzate per mezzo di un programma impostato manualmente sull’ordito e fissato su alcune canne pendenti fra il subbio e i licci.” Questo tipo di tessitura, sviluppato nell’Appennino Umbro-Marchigiano, è stato adottato per secoli nei conventi. Si accede infine al ‘giardino delle piante tintoree e da fibra’, dove è possibile vedere una collezione esemplificativa di specie erbacee ed arbustive utili per la coloritura dei tessuti e la tessitura.

Il museo organizza corsi di tessitura ed ospita scuole. Le curatrici della mostra sono particolarmente attente agli aspetti educativi del loro lavoro. Ad esempio, quando ricevono le scolaresche sono solite mostrare come vengono realizzati i tappeti persiani. La lavorazione di questa particolare tipologia di tappeti, infatti, ben si adatta alle mani dei bambini, veloci e piccole. Da qui nasce lo sfruttamento e spesso le famiglie più povere sono costrette a vendere i loro bambini che poi vengono maltrattati, se non riescono a svolgere una determinata quantità di lavoro in un certo periodo di tempo. Si cerca perciò di far apprezzare il valore dell’oggetto e di far capire quanto è difficile realizzarlo.

La tessitura c’è da sempre, fin da quando l’uomo è uscito dalle grotte per vivere nelle capanne e ha abbandonato la pelle per indossare abiti fabbricati con le proprie mani. Gli indumenti, così, hanno cominciato a diventare espressione di sé e quindi forma d’arte.

Un’attività così rilevante per l’essere umano non può che modellare il linguaggio. L’azione si riflette allora sulla parola. Lo testimoniano molteplici forme letterarie tra cui la più celebre e la più ricca di dettagli, la Bibbia, dove ci sono espressioni che non si possono non capire se non si conoscono i procedimenti della tessitura e il nostro linguaggio quotidiano, che si serve di termini ed espressioni tipiche della tessitura. Ecco alcuni esempi tratti dall’opuscolo informativo: “incrociare i fili” sta per fare un pasticcio; “annaspare la vista” significa averla offuscata e confusa come la sensazione che si ha guardando l’aspo quando si muove velocemente; “annaspone” indica chi annaspa qua e là, ed è quindi inconcludente e confusionario.

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