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di Francesco Barbabella
Dati i tempi che corrono, la schiera di ricercatori precari che sopravvivono nelle università italiane non hanno molto di che sorridere. Esorcizzare la paura attraverso il riso può essere un toccasana per l’umore e lo spirito di questi giovani che, alle prese con il sistema accademico, vedono poche occasioni all’orizzonte per emergere. È quello che deve aver pensato Jorge Cham, l’autore di Piled Higher and Deeper, fumetto (o meglio, “comic strips”) on-line che racconta le vicissitudini personali di ricercatori made in Usa (http://www.phdcomics.com/).
In effetti, coloro che fanno ricerca in Italia non avranno difficoltà a riconoscere situazioni e sentimenti comuni a quelli raccontati da Piled Higher and Deeper, che si riferiscono alla realtà statunitense: evidentemente certi stereotipi nascono e si solidificano anche al di là dell’efficienza del sistema universitario. Nel fumetto, professori senza alcun interesse verso il lavoro dei loro ricercatori oziano tutto il giorno, mentre questi ultimi si disperano per articoli che nessuno leggerà o tesi senza alcuna pretesa, maneggiando nei laboratori apparecchiature sconosciute e facendo lezione a studenti senza nessuna voglia di studiare.
Il nome del fumetto è un gioco di parole con l’acronimo Ph.D., che sta in realtà per il titolo accademico di Philosophiae Doctor, equivalente al dottore di ricerca italiano. Il sito è aggiornato almeno due volte alla settimana con nuove strisce: l’enorme archivio permette di andare a leggere tutte le vignette prodotte dal 1997 ad oggi, oppure di ordinare le pubblicazioni cartacee del fumetto, o ancora di acquistare il relativo merchandising.
L’intera narrazione è un accumulo di storie, piccole o piccolissime, che vedono come protagonisti principali quattro ragazzi anonimi che fanno ricerca, a diverso titolo, in una università americana. Essi vedono scomparire con il passare del tempo le speranze o le illusioni di poter migliorare il mondo, accontentandosi di sopravvivere alla difficile esperienza accademica. In questo contesto, la chiave di lettura è lasciata totalmente all’ironia nei confronti delle persone e dei loro atteggiamenti verso la vita e la ricerca: c’è chi punta a fare il massimo con il minimo sforzo, chi si impegna anima e corpo in un progetto che non verrà mai realizzato, chi spende tempo in dialoghi surreali con il proprio professore o chi fornisce le regole per barcamenarsi nell’ambiente universitario. Un modo per sorridere, in maniera intelligente, anche della propria precarietà.