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Passeggiare alla deriva: laissez-aller!

20-12-2009

di Chiara Fonzi

"Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario..." (Guy Debord)

Nei primi anni '50 alcuni pensatori iniziarono a riflettere sul valore dell'organizzazione dello spazio cittadino per l'uomo, chiedendosi se l'utilizzo e lo sviluppo degli ambienti urbani potesse divenire una forma di coercizione da parte della classe dominante nei confronti degli abitanti delle città.

Così nacque la psicogeografia.
In questo contesto, nel 1956 un gruppo di intellettuali francesi pubblicò I Libri Nudi, cui il poeta e filosofo Guy Debord partecipò attivamente tramite la stesura della Teoria della deriva.
Il termine Laissez-aller, coniato da Debord, ricalca chiaramente il Laissez-faire economico di Smith.

Passeggiare alla deriva significa camminare per le vie della città, le stesse che percorriamo ogni giorno, senza essere concentrati sul posto che dobbiamo obbligatoriamente raggiungere, che può essere di lavoro o un luogo di appuntamento preciso, dove qualcuno ci sta aspettando.
In questo modo la passeggiata non è più un "andare dal punto A al punto B", con l'ansia di essere in ritardo e sapendo già cosa ci aspetta dopo, ma diviene una riscoperta dei luoghi che oltrepassiamo ogni giorno senza assaporare, un passaggio attivo, fatto con un comportamento ludico-costruttivo, come scrive Debord stesso.
Ci si abbandona alle strade, decidendo sul momento ciò che più ci attira, inforcando con l'adrenalina dell'azzardo i vicoli che ci ispirano, tutto a caso.

La realtà, secondo Debord, è che il caso non esiste, il percorso dipende dal proprio determinismo e dal rapporto che si ha con la morfologia sociale.
Deambulare, errare, perdersi per la città.
La deriva è più efficace se fatta in gruppi di due o tre persone, non sempre le stesse, o si finirà nello stagnare nel modo di percepire il viaggio.

La durata può essere varia, a seconda del tempo disponibile, certamente il miglior tentativo dura una giornata intera, cosicché si sperimentano le diverse ore, i diversi livelli di affollamento nei posti e per concludere le variazioni climatiche che la prolungata permanenza può concedere agli erranti.
Lo spazio può essere piccolo, come una semplice stazione, o grande, quanto l'intera città, e tutte le strade che vi si intrecciano.

Il gioco consiste anche nell'introdursi nelle case in demolizione in cui ci si imbatte, oltrepassare le strade chiuse, fare dei tratti in auto-stop o in taxi, imbarcarsi in conversazioni più o meno banali con le persone con cui ci scontriamo e che animano la città.
La finalità originale della deriva era riflettere criticamente sull'organizzazione dello spazio urbano, ma senz'altro può essere anche un modo per riscoprire la città, viverla attivamente, amarla un po' di più e vivere un'esperienza avventurosa e alternativa tra le quattro mura di casa.

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