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di Tiziana Lorenzetti
Da qualche settimana viene proiettato nei cinema italiani Wall-E, il nuovo film di animazione digitale della Disney – Pixar. Una storia divertente, che fa emozionare i bambini grazie ad una trama affascinante, coinvolgente, ma che nello stesso tempo è capace di far riflettere tutti, adulti compresi, sulla situazione attuale del nostro pianeta.
Immaginate la Terra invasa dai rifiuti. Che cosa facciamo? Troviamo nuove idee e attuiamo determinate azioni per risolvere il problema? No! Semplicemente scegliamo di scappare via dal pianeta, fuggire via da tutti quei disastri che abbiamo provocato in seguito alla nostra mancanza di responsabilità. Ma per fortuna compare l’eroe che risolve il tutto. In questo caso si tratta di un robot, Wall-E. Rimasto sulla Terra dopo che gli umani l’hanno abbandonata nel XXII secolo a causa degli elevati livelli di inquinamento che l’hanno resa invivibile, Wall-E da 700 anni continua a fare quello per cui è stato programmato: comprimere e ammassare rifiuti. E in una Terra con grattacieli di spazzatura il nostro robot è come un piccolo Charlot: operaio alienato che sogna un domani migliore guardando il cielo stellato. Dopo centinaia di anni trascorsi in solitudine ecco che la sua vita cambia nel momento in cui incontra Eve, un robot-sonda che è stata inviata dagli umani in missione sulla Terra per sapere quando si potrà tornare a casa.
Wall-E è un romantico, grazie all’amore che prova per Eve scopre un nuovo scopo nella vita e si convince che ci deve essere qualcosa di più importante del monotono lavoro di raccogliere e compattare la spazzatura. Decide così di inseguire Eve nella galassia, compiendo un’incredibile avventura.
Wall-E è un film che, pur usando sofisticate tecnologie, ci invita in maniera poetica e romantica a pensare al senso della nostra vita. Noi umani, nelle fredde città-officine, ci muoviamo quasi sempre abitati dalla noia. E fuggiamo da noi stessi attraverso le più disparate occupazioni quotidiane: il gioco, il lavoro, gli intrattenimenti sociali, senza riuscire a vivere pienamente il presente. Con una continua attesa del futuro, che, invece che essere preparato nel presente, viene quasi consumato voracemente ancora prima che accada. Ha ragione Pascal quando dice: “Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre occupati dal passato e dall’avvenire. Non pensiamo quasi mai al presente”. Ma questa continua fuga da noi stessi ci porta a non vivere. Pascal, infatti, continua dicendo: “Così, non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e, preparandoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non siamo mai tali”.
Proprio come gli umani del film, affetti da pigrizia, con i nostri consumi compulsivi e sfrenati, riempiamo il pianeta di ogni tipo di materiali senza preoccuparci del presente, del “qui e ora”, di come eliminarli, e deleghiamo ad altri questo compito.
Ma nella realtà ci sarà un altro Wall-E?