| |

La foto del mese

Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

Archivio »

Musei marchigiani: il museo dei mestieri ambulanti

14-09-2009

di Chiara Fonzi

Una collezione privata diviene museo. Qui si parla del Museo dei Mestieri Ambulanti di Montelparo (AP), creato da Lauro Lupi ed unico in Italia, per numero e particolarità dei pezzi esposti: una collezione di biciclette, che erano anche la bottega di chi vi pedalava seduto sopra.

L'Italia: Paese dell'auto
Dal 2007 i cittadini di Copenhagen utilizzano gli attrezzatissimi cargo-bike, bici a due o più ruote, per spostarsi e portare con sé anche quattro figli e sei borse della spesa. Nemmeno la pioggia lascia parcheggiati i cargo-bike, che sono tutti cabriolé.
Oggi meno del 40% dei residenti in Danimarca possiede l'auto, mentre l'Italia è seconda dietro agli Stati Uniti, sul podio mondiale per il rapporto numero vetture/numero abitanti: 60 ogni 100 (statistica 2010 dell'AIRP "Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici").

Quando Copenaghen ci faceva un baffo
Nello stivale degli anni 60 circolavano circa 2 milioni di auto, meno del numero che oggi viene venduto ogni anno.
Tra il 1920 e il 1960 il velocipede era il protagonista della vita italiana (ricordate il film "Ladri di biciclette"?) e perfino i negozi erano "a pedali", ed avevano in sella i nostri nonni e bisnonni, omoni incredibilmente forzuti rispetto a quelli di oggi. Questa è la realtà che ci mostra il Museo dei Mestieri Ambulanti di Montelparo: oltre 40 biciclette perfettamente funzionanti, provenienti per la maggior parte da alcune cantine della pianeggiante Emilia Romagna.
"I lavoratori erano praticamente tutti uomini, perché le bici con quei cassoni sopra sono pesantissime" mi fa notare la guida, laureata in Beni Culturali all'Università di Macerata.

Il museo
La guida accoglie i visitatori presso l'ufficio della Proloco, e li scorta tra le botteghe ambulanti. Queste erano pedalate da professionisti a domicilio, che per lavorare spendevano mesi interi lontano da casa. Lattai, gelatai e barbieri, ma perfino maestri di scuola, smielatori, cantastorie. "La biciclettina del lustrascarpe (sciuscià) mi ha da subito procurato un profondo sentimento di tenerezza pensando ai bambini che la usavano. Forse è per tale motivo che ho dedicato l’intera raccolta a mia figlia Laura", scrive Lauro Lupi sul sito web della pro loco di Montelparo.

Le biciclette
Le bici hanno quasi tutte un piano di carico piuttosto alto, che rende difficile mantenere l'equilibrio (molte sono a tre ruote infatti). I pesanti telai hanno delle travi in acciaio dal diametro importante, soluzione economica per l'epoca in cui gli altiforni si alimentavano a carbone e l'acciaio costava niente.

Gli italiani di un tempo
Il museo ci mostra una faccia della popolazione maschile del tempo: le bici non solo sono senza cambio, ma i rapporti, si capisce contando i denti, erano anche piuttosto "duri", come si dice, senza parlare del carico.
Nei primi giri d'Italia gli 'atleti', tutti dilettanti, salivano su bici da 20 kg, con un solo rapporto e le dure gomme piene (senza aria). Facevano tappe anche di 500 km al giorno (oggi 250 quelle più lunghe), passando per campi, ferrovie e strade di montagna, che non solo erano in salita e in alta quota, ma erano talmente dissestate da mettere in difficoltà le auto dei giudici, che a loro volta non erano pensate per l'asfalto, visto che quasi non esisteva.

Info
Ecco gli orari di apertura del museo, su prenotazione.
ESTIVO: Luglio - agosto, tutti i giorni, festivi e prefestivi; Mattino 9:30 - 12:30, pomeriggio 16:00 - 19:00. La mattina è disponibile la visita guidata
INVERNALE: festivi e prefestivi. Mattino 9:30 - 12:30, pomeriggio 16:00 - 19:30.
Per prenotare: Comune di Montelparo, tel. 0734/780141 Ass. Pro Loco tel. 0734/781002 cell. 339/3825064
Web: http://www.prolocomontelparo.it sezione "Musei"

Copyright © Università degli studi di Macerata