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di Chiara Fonzi
Dall'America e dalla Germania ci dicono che è così, siamo per la prima volta dal dopoguerra un paese parzialmente libero.
L'americana Freedom House, che si autodefinisce una chiara voce per la democrazia e la libertà nel mondo, fu fondata da Eleanor Roosevelt.
È un'associazione conosciuta a livello internazionale, non governativa, simile alle Onlus italiane, formata da giornalisti, leader dell'economia, studiosi, scrittori e giornalisti di tutto il mondo.
Annualmente analizza il livello di libertà di stampa nel mondo, secondo una lista di parametri resi pubblici sul loro sito (http://www.freedomhouse.org)
Nel Maggio del 2009 le europee Italia e Grecia sono retrocesse.
Quali sono le motivazioni?
Freedom House punta il dito sia verso il primo ministro Silvio Berlusconi, per l'ulteriore concentrazione dei media nelle sue mani, sia per la crescente influenza del crimine organizzato.
Per quanto riguarda la Grecia, la retrocessione è dovuta alle violenze sugli studenti che a dicembre manifestavano contro il governo, violenze che hanno portato alla morte di un giovane quindicenne ad Atene.
L'associazione tedesca Djv
La Deutscher Journalisten-Verband si presenta come un'associazione che fa parte della Federazione Internazionale Giornalisti e i cui membri sono giornalisti free-lance europei, finanziariamente e politicamente indipendenti.
Il 29 aprile la Djv ha pensato di conferire il premio biennale per la libertà di stampa (7.500 €) a Marco Travaglio, un collega “coraggioso e critico, che si impegna per difendere la libertà di stampa in Italia”.
Le motivazioni?
Secondo i tedeschi Marco Travaglio “è stato più volte denunciato dai politici – in particolare da Silvio Berlusconi – per evitare delle critiche”; “l'impegno di Travaglio è un modello per tutti gli altri giornalisti, perché non si sentano intimiditi”.
Dall'Italia le critiche
Come quelle del giornalista Mario Cervi (Il Giornale), che afferma che “Chi abbia qualche uso di mondo, e si guardi attorno in Italia, capisce al volo che questo nostro Paese è un membro di pieno diritto - altro che parità con le isole Tonga - del club dei liberi.“ e ricorda che già in passato “La colpa della pericolosa deriva - per combattere la quale nacque Il Giornale - non era delle strutture, era di giornalisti e cittadini troppo silenziosi, insomma la leggendaria maggioranza”. Cervi conclude dicendo che l'Italia è “Un Paese ideale per i perseguitati. Purtroppo anche per i malavitosi, ma questo è un altro discorso".