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La ribalta dei condom

12-04-2010

di Chiara Fonzi

Lo scorso aprile gli studenti romani del liceo scientifico G. Keplero, reduci dalle vacanze pasquali, hanno trovato nei bagni sei nuovi distributori. Di preservativi ed assorbenti, 2€ tre pezzi.

Nessun liceale ne sarà stato sorpreso, dato che già dai primi di marzo i giornali non hanno fatto che documentare la grossa polemica scoppiata intorno al caso delle macchinette di preservativi.
"Inutili? I profilattici si vendono in farmacia!" attaccano i contrari. "Ma i ragazzi della fascia 14-18 anni si imbarazzano ad andare dal farmacista a comperarli", sbraitano i sostenitori dell'iniziativa. Il Vaticano, per bocca del cardinale Agostino Vallini, ribadisce la sua preoccupazione per la "banalizzazione della sessualità", come già fatto il giugno dell'anno prima, quando la Provincia di Roma aveva approvato la mozione recepita all'unanimità dal Consiglio d'Istituto della scuola in questione. Chiaramente il punto della questione è ideologico: da oggi i presidi sono costretti a prendere posizione, non possono diplomaticamente rispondere di no ai ragazzi per mancanza di fondi, perché ci pensa la LILA, Lega Italiana per la Lotta all'Aids, che concertandosi con la comunità virtuale ScuolaZoo, oltre ad installare gratuitamente i distributori, ha organizzato delle lezioni per insegnare agli adolescenti delle scuole "pro" come tenere un comportamento "sessualmente corretto". Usiamo il plurale, giacché a seguito del Keplero erano arrivati il Liceo Chateaubriand di Roma, il Liceo Scientifico Giordano Bruno di Torino e i Licei Scientifici Vittorio Veneto, di Milano. Il sì non era stato mai unanime, alcuni articoli denunciavano l'accoglienza tiepida della comunità scolastica, certi ragazzi dichiaravano che avrebbero preferito avere il sapone per lavarsi le mani e la carta igienica. I rappresentanti di classe e d'istituto lamentavano un "travisamento dell'iniziativa".

Ma insomma, c'è stata o no una rivoluzione sessuale nelle scuole italiane, per bene o male che sia?

È forse meglio dire che c'è stata una rivoluzione culturale? Comunque sia, riflettevo su questo tema quando, passeggiando per le strade di Santiago de Compostela, dove ho vissuto il mio erasmus, mi imbattevo nel nuovo distributore di vibratori, condom e manette installato sul muro del sexy shop più antico della città (apertura datata 2007). Ci riflettevo anche all'università quando, con la mia monetina in mano nella zona ristoro, potevo scegliere tra coca cola, patatine, tampax o condom. Ci riflettevo così tanto che mi sono chiesta: ma all'Unimc, ci sono i distributori di profilattici? No, in nessuna delle sedi delle 7 facoltà! E gli studenti dell'Unimc, cosa ne pensano? E i professori? E la Lila? E il Vaticano? Se la società non è unanime nel voler distribuire i profilattici nei licei, cosa ne è delle università, ambiente frequentato da individui nel pieno della loro maturità sessuale? Chissà, magari la Lila avrebbe potuto cominciare a combattere le sue battaglie in un campo che probabilmente avrebbe generato meno scandali

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