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La Babele europea. Prima parte: cos’è l’Europa?

05-04-2010

di Francesco Barbabella

Un mito racconta di una ragazza, figlia di un re fenicio, che fece perdere la testa a Zeus, il quale la desiderava moltissimo. Allora il dio escogitò uno dei suoi soliti stratagemmi: tramutatosi in un bellissimo toro bianco, si avvicinò alla principessa, la fece salire sul suo dorso e la rapì, portandola sull’isola di Creta. Dalla loro unione nacquero tre figli, tra cui Minosse, futuro re di Creta. Il nome della fanciulla rapita da Zeus era Europa.

Sicuramente è curioso che proprio da questa ragazza “barbara”, straniera ai Greci, sia stato preso il nome per il nostro continente. Già i Greci e i Romani utilizzavano questo termine per indicare le terre a nord del Mediterraneo, senza precisare i suoi confini settentrionali e orientali, lontani e sconosciuti.
Nessuno, tuttora, è in grado di definire una volta per tutte il concetto di Europa. Geograficamente parlando, l’Europa continentale ha confini certi a sud (mar Mediterraneo), ovest (mar Atlantico) e nord (mar Baltico e mare Artico), ma imprecisi a est. Nessun fiume, nessuna catena montuosa posti a dividere rigidamente la penisola europea sul fronte orientale: solo uno sterminato tavoliere che dalla Polonia si estende nel cuore della Russia, fino ai Monti Urali. Un possibile confine, questo, che ci imporrebbe di includere nel nostro continente la Bielorussia, l’Ucraina e la Moldova, nonché parte del Kazakistan e della stessa Russia (Stati, questi ultimi, che qualcuno definisce transcontinentali).

C’è poi la situazione curiosa della Turchia, già da qualche anno aspirante membro dell’Unione Europea: per metà affacciata sul Mediterraneo (e confinante con Grecia e Bulgaria), e per metà radicata ai confini di quel Medio Oriente che, agli occhi degli occidentali, sembra tanto distante. Tra i Paesi confinanti, la Turchia annovera infatti l’Iran, l’Iraq e la Siria: nazioni che, per cause diverse, sono da anni motori di instabilità per l’intera regione e che, se la Turchia entrasse nell’Ue, diventerebbero i nostri nuovi vicini. Riassunto: il mondo non è poi così grande come siamo abituati a pensare.

Se volessimo considerare esclusivamente criteri politici, ci troveremmo di fronte ad una babele di organizzazioni che guardano all’Europa in modo diverso. L’Unione Europea, ad esempio, non stila dei criteri di ammissione relativi al concetto stesso di Europa. L’Ue non va oltre l’affermazione che “ogni Stato europeo”, rispettoso dei principi fondanti della Ue, “può domandare di diventare membro” (art. 49 del Trattato sulla UE): l’essere “europeo” diviene così una valutazione relativa, che declina sul piano politico ciò che dal punto di vista culturale e geografico non può essere risolto (prima, continua).

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