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L’enigma della Sindone

20-10-2009

di Marco Luzzi

In vista della prossima ostensione pubblica, che si terrà al Duomo di Torino questa primavera, abbiamo intervistato uno dei maggiori esperti italiani del Sacro Telo, la Professoressa Emanuela Marinelli.

Per affrontare questo affascinante mistero, cominciamo con qualche certezza: che cosa sicuramente è la Sindone?
Com’è possibile vedere nella sezione “Le principali ricerche” del sito Collegamento pro Sindone (www.sindone.info), la Sindone è un lenzuolo di lino delle dimensioni di 442 cm di lunghezza e di 113 di larghezza. Esso avvolse il cadavere di uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi e trapassato da una lancia al costato. Sulla tela sono presenti le macchie di sangue e l’immagine dell’uomo che vi fu avvolto.

Che dire dell’immagine?
L’immagine è dovuta a degradazione per disidratazione e ossidazione delle fibrille superficiali del lino. Essa è paragonabile ad un negativo fotografico ed è superficiale, dettagliata, tridimensionale, termicamente e chimicamente stabile. Non è stata prodotta con mezzi artificiali, non è un dipinto né una stampa: sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento. Non è il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato. È priva di direzionalità e i suoi chiaroscuri sono proporzionali alle diverse distanze esistenti fra corpo e telo nei vari punti di drappeggio. Si può dunque ipotizzare un effetto a distanza di tipo radiante e viene spontaneo pensare ad una forte luce emessa dal corpo glorioso di Cristo al momento della Risurrezione. Fino ad oggi, nessun laboratorio è riuscito a riprodurre artificialmente un’immagine che abbia tutte le caratteristiche di quella della Sindone, però interessanti esperimenti sono stati condotti presso l’Ena (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) di Frascati (Roma). Alcune stoffe di lino sono state irradiate con un laser ad eccimeri, un apparecchio che emette una radiazione ultravioletta ad alta intensità. I risultati, confrontati con l’immagine sindonica, mostrano interessanti analogie e confermano la possibilità che l’immagine sia stata provocata da una radiazione ultravioletta direzionale.

Sulla datazione al C14 della Sindone (1260-1390 d.C.) si è detto tutto e il contrario di tutto: che cosa ne pensa?
La Sindone ha attraversato molte vicissitudini (incendi, restauri, acqua, esposizioni all'ambiente esterno, al fumo delle candele, al respiro dei fedeli, ecc.) e quindi è andata soggetta ad alterazioni e contaminazioni che possono essere ineliminabili. La scelta del sito di campionamento fu errata: un angolo che è molto inquinato ed è stato restaurato nel medio evo. L'alta temperatura raggiunta durante l'incendio del 1532 può aver provocato scambi di isotopi che hanno portato ad un arricchimento di carbonio radioattivo. Alcuni batteri operanti sulla superficie del lino possono operare modificazioni della cellulosa. La datazione della Sindone con il metodo del C14 non ha dunque rivelato la vera età della Sindone.

Quali sono le linee future di indagine scientifica sul Sudario?
Bisognerebbe continuare gli studi sull’origine dell’immagine e contemporaneamente approfondire le analisi chimiche della stoffa per capire se e come sia possibile datarla con un metodo sicuro.

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