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L’armonia persa

29-10-2008

di Tiziana Lorenzetti

Tra le diecimila cose che in composta armonia abitano il cielo e la terra, vi è anche l’arcobaleno. Ma quell’immagine di arcobaleno capovolto, “catturata” da un’astronoma nei cieli di Cambridge qualche giorno fa, è ormai diventata il segno di una disarmonia che da tempo abita in noi.

Abbiamo dimenticato che i nostri gesti creano armonia o disarmonia nell’universo, nel cosmo che non ci ignora. Come scrive Platone: “Anche quel piccolo frammento che tu rappresenti, o uomo meschino, ha sempre il suo intimo rapporto col cosmo e un orientamento a esso”. Mentre Eraclito dice: “I confini dell’anima non li potrai mai trovare, per quanto tu percorra le sue vie: così profondo è il suo logos”.

Quel caldo e avvolgente senso di appartenenza dell’uomo con il mondo, che ci ha accompagnato per migliaia di anni, si è ormai sfaldato, per dar posto a quel malessere sempre più crescente, quel mal d’anima, che è una risposta alla perdita di connessione con il mondo. Non solo tutto ciò che ci circonda è vissuto come “altro da noi”: persone, oggetti, animali e paesaggi, ma c’è anche una disconnessione da noi stessi, una alienazione da sè. Siamo diventati degli analfabeti emotivi, non riconosciamo più le nostre emozioni e non riusciamo ad esprimerle. Non pensiamo sempre con la nostra testa, non sappiamo più quello che vogliamo veramente e quello che siamo stati spinti a desiderare. Abbiamo perso la capacità di dialogare interiormente e, di riflesso, ci siamo chiusi anche nei confronti di tutto ciò che ci circonda, perdendo così il contatto con gli altri, la natura, con l’intero universo. Eppure il destino dell’uomo non è divisibile da tutto questo. Scrive il filosofo Salvatore Natoli che la condivisione come armonia lega gli uomini ad un unico destino. Ma la storia, assieme alla vita, dimostra quanto sia facile porre termine ai momenti di armonia a causa della fragilità di questa.

Ha detto Carlo De Benedetti, presidente della Cir (Consorzi industrie riunite), qualche giorno fa a un convegno dell’Aspen Istitute a Roma, che “Dobbiamo fare un piccolo atto di umiltà e prendere atto del fatto che non contiamo più nulla. L’Italia è un Paese che è stato cancellato dagli schermi radar del mondo”. Parole dure quelle dell’ingegnere, forse volte a farci prendere coscienza che è giunta l’ora di liberarci da quell’apatia che ci avvolge, dato che ha proseguito dicendo così:"Se arrivasse uno Tsunami e non ci fosse più l’Italia, nessuno se ne accorgerebbe”. Forse perché ormai da quel lontano Oriente, dove ancora vige la schiavitù, un esercito di bambini, donne e uomini, che produce a poco prezzo della merce che poi noi acquistiamo o commissioniamo soddisfatti di aver fatto un buon affare, sta sempre più riducendo le possibilità di occupazione, le disponibilità economiche e, di riflesso, anche la dignità delle persone, di noi occidentali, di noi italiani. Una schiavitù che, producendo a bassissimo costo, ricatta l’Occidente e lo manda in crisi. Ma se non riusciamo a capire che il destino dell’uomo non è divisibile, che noi siamo strettamente legati a questa schiavitù, se lasciamo tutto così com’è, allora anche noi scivoleremo sempre più verso quel baratro di povertà. Il cammino è già iniziato, siamo già poveri, dato che non proviamo più alcuna emozione nell’osservare il cielo, la natura, resa anche lei sempre più povera dallo sfruttamento indiscriminato, e anche noi stessi, ormai diventati degli sconosciuti.

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