La foto del mese
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di Donato Gualtieri
Prima di iniziare questa nuova esperienza, e al di là di ogni possibile esaltazione o delusione per quelli che saranno i suoi risultati, mi sembra importante riassumere in poche righe tutte le sensazioni e le impressioni destate in me dal lavoro (ma, in fondo, è più una piacevole distrazione part-time dagli assilli quotidiani) che sto per intraprendere.
Tutto è cominciato qualche settimana fa, quando sul sito dell’università ho letto un annuncio che mi ha fulminato: Cittateneo cercava dei collaboratori redazionali. Tra me e me ho pensato: eccomi!!! Era parecchio tempo che cercavo un aggancio reale con il mondo del giornalismo…diciamo che lo vedevo, dall’esterno, un po’ come un goloso guarda una pasticceria dalla vetrina: con la lingua di fuori e una pozza di colpevole bava a terra. In men che non si dica compilo la domanda di partecipazione e improvviso un curriculum vitae guardando di qua e di là sui vari modelli, in modo da ottenere una sintesi originale. Sapete, non è facile quando non lo si è mai compilato in vita propria. Seguono giorni di tumultuosa attesa. A dire la verità avevo quasi perso le speranze fin quando un mio amico, per la prima volta, mi chiama collega: è in questo modo che ho scoperto di essere entrato (insieme a lui) nel team dei “collaboratori redazionali”.
Al momento della firma del contratto ho avuto modo di conoscere il resto della squadra. Come in qualsiasi “primo appuntamento” è stata la timidezza a farla da padrona, e solo alla fine l’atmosfera si è sciolta un po’. Le premesse sono state comunque ottime: potete fidarvi, il giornale è in buone mani.
Fin qui tutto bello…non sapevo che proprio allora stessero per iniziare le dolenti note sotto forma di “sindrome da foglio bianco” . Ho perso il conto del numero di articoli cominciati e mai finiti, sicuramente troppi in due settimane; il senso di colpa verso me stesso e, soprattutto, verso chi mi ha dato fiducia scegliendomi cresceva insieme al mare di cartacce per terra e alla selva di documenti word nel cestino. Iniziavo a buttare giù un pezzo e, ogni volta, venivo assalito da mille dubbi, mentre i nomi di tanti mostri sacri iniziavano a girarmi per la testa…il senso di inadeguatezza era lì, in agguato, ma poi è arrivata l’intuizione. Nel momento di massimo sconforto mi sono detto: perché non scrivere di questo?
In fondo il giornalismo è un mestiere fatto di dubbio continuo, a mio modo di vedere. È un mestiere per cui in pochi nascono, mentre è più difficile diventare giornalista col tempo e con l’esperienza, meritare ogni giorno di avere una penna in mano o una tastiera sotto entrambe. Ma come ogni sfida, anche questa merita di essere vissuta. Con semplicità, garbo e la materia prima di cui è fatta l’anima del cronista: la curiosità. Buon Cittateneo e buone vacanze a tutti.