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di Antonia Casiero
Il possesso degli strumenti culturali aiuta sicuramente a combattere l’esclusione sociale e, dunque, come si legge nel "Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente", l’apprendimento durante tutto l’arco della vita è fondamentale.
C’è da interrogarsi, però, su cosa si intenda per strumenti culturali nella nostra società globale: basta saper leggere, scrivere e far di conto?
La globalizzazione ha sicuramente favorito lo scambio tra culture diverse e grazie ai potenti strumenti mediatici le informazioni circolano più rapidamente e in maniera più capillare. Ma è proprio l’incontro tra culture diverse ad aprire nuovi scenari della formazione: occorre ridefinire continuamente obiettivi e strategie al fine di favorire il conseguimento di nuove competenze.
Nascono infatti nuove comunità caratterizzate dalla compresenza di etnie diverse e dalla diffusione di strumenti informatici, in cui la possibilità di comunicare, indispensabile per una piena integrazione nel tessuto sociale ed economico, è consentita dal possesso di abilità informatiche e della lingua.
C’è però da chiedersi se anche il possesso di queste ultime abilità sia sufficiente a far corrispondere alla formazione un adeguato inserimento nella società e, dunque, nel mondo del lavoro.
Non sarebbe necessaria una formazione più attenta e rispondente alle reali esigenze del mercato del lavoro?
E non è forse necessario creare le competenze per sviluppare l’atteggiamento di chi è disposto a ridefinire continuamente se stesso in un mondo che si evolve così rapidamente, per un continuo riallineamento delle proprie competenze? Quali sono allora le strategie didattiche più adeguate?