| |

La foto del mese

Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

Archivio »

Expecto Patronum! Come sprecare 5 mila miliardi

10-04-2010

di Marco Luzzi

Ho la fortuna di avere una nonna di 89 anni, Antonia. Classe 1921: il presidente del consiglio a quel tempo si chiamava Giovanni Giolitti, il papa Benedetto (XV) e l’Italia era una monarchia costituzionale governata dai Savoia.
Una donna energica e lucida, cui una brutta caduta e la rottura di un femore, poco prima di Natale, hanno determinato un brusco cambiamento nello stile di vita e l’esigenza di essere sempre seguita da qualcuno che freni, per il suo bene, quell’atavico istinto cocciuto di casalinga romagnola.

Da gennaio di quest’anno l’iter burocratico per ottenere l’indennità di accompagnamento funziona così: il tuo medico di famiglia accede a un programma ministeriale via internet, compila il modulo con le informazioni cliniche del richiedente e ottiene un “codice univoco” (una password numerica), con cui puoi avviare in tempo reale la richiesta di visita medica direttamente dal sito dell’INPS. Tempi previsti: 30 giorni per la visita e 120 giorni per far arrivare il primo assegno. In teoria. In pratica il programma governativo funziona un giorno sì e uno no, i medici di base devono riempire le scartoffie virtuali da casa loro (quindi ci mettono almeno una settimana) e avviare la pratica da soli è un’esperienza kafkiana on-line: il software che porrà un freno al formalismo burocratico deve ancora nascere.

Sette libri e cinque film mi hanno insegnato una cosa: quando i maghetti di Harry Potter sono in estrema difficoltà ricorrono all’Incanto Patronus (Expecto Patronus), evocando dalla punta delle bacchette magiche un protettore, un patrono, in grado di proteggerli dalle forze oscure. Io ho fatto lo stesso ricorrendo ad un Ente di Patronato, cioè a un soggetto autorizzato dallo Stato a rappresentare i cittadini nella tutela dei loro diritti, per ricevere assistenza e aiuto nella compilazione della domanda previdenziale. Ce ne sono per tutti i gusti: Acli, Cgil, Cisl, Uil e via siglando, sono uffici occupati da persone competenti e cortesi, perdono tempo a spiegarti le cose nei dettagli e ti prestano la penna se hai bisogno di prendere un appunto. Ah, sono anche gratis.

Sono istituti nati nella seconda metà del novecento, dalle costole (più o meno spurie) dei grandi partiti di massa, quelli dissoltisi nel giro di tre anni tra il crollo del muro di Berlino e Tangentopoli, relitti del naufragio della famigerata Prima Repubblica senza i quali la vita delle persone comuni sarebbe un po’ più difficile. I “partiti pigliatutto” del bipolarismo, quelli senza classi di riferimento e senza ideologie (senza idee, verrebbe da aggiungere) non sono interessati alla creazione di strutture di raccordo con il popolo: sono solo macchine elettorali.

In compenso però i costi del sistema sono cresciuti a dismisura: l’ultimo finanziamento pubblico ai partiti, quello abolito con il referendum del ’93, è stato di 41 milioni di euro, mentre per il “rimborso elettorale” del 2008 i milioni erano 503; e la Corte dei Conti ha stimato il costo della Seconda Repubblica (dal 1994 al 2008) in 2,5 miliardi di euro.
Vai un po’ a spiegare a nonna Antonia che abbiamo sprecato 5 mila miliardi di lire...

Copyright © Università degli studi di Macerata