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Don Patrizio, "La speranza nei sobborghi di Kamez"

04-05-2010

di Ilenia Paciaroni

Nel corso della celebrazione per la firma del patto di gemellaggio tra la città di Macerata e quella albanese di Kamez avvenuta il 13 marzo presso il Comune maceratese, ho avuto la possibilità di conoscere Don Patrizio Santinelli che, partito dalla diocesi marchigiana diversi anni fa, opera in una delle parrocchie della città albanese. L’ho successivamente contattato per chiedergli di raccontarci la sua avventura umana e professionale.

Com'è strutturata la parrocchia in cui opera e a quali attività si dedica?
Kamez è un comune di più di 100.000 abitanti formatosi negli anni '90 in seguito alle migrazioni interne che hanno portato migliaia di famiglie dalle zone interne e montuose alle periferie delle città più importanti, in particolare Tirana. (I dati non sempre rispondono a quelli reali perché molte famiglie, pur essendosi trasferite qui, conservano la residenza nei villaggi di provenienza per ritirare una piccola quota di assistenza prevista dallo stato). Io sono a Bathore che è un quartiere del comune di Kamez che supera i 50.000 abitanti.
La nostra parrocchia oltre alle attività specifiche (catechesi, formazione e celebrazioni dei sacramenti ecc.) ha anche diverse attività di promozione umana. Ci sono corsi di taglio, cucito, ricamo (portati avanti dalle suore domenicane), corsi di lingue straniere, informatica, cucina, musica e danza. Particolarmente pesante è la discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze, per questo molte attività sono rivolte a loro. Inoltre, entro le nostre possibilità, cerchiamo di sostenere in modi diversi le famiglie più povere, ma su questo campo ci sono tantissime richieste. In particolare mi dedico alla catechesi e alla evangelizzazione che comprende anche la preparazione ai sacramenti, anche perché dopo quello che la gente ha vissuto, c'è una grandissima carenza di istruzione e formazione religiosa.
Che cosa l’ha spinto ad andare là e che cosa la spinge a rimanere?
Su cosa mi ha spinto a venire qui il discorso potrebbe essere molto lungo. Riassumo dicendo che, come prete della Chiesa Cattolica, è normale che io abbia dato la disponibilità ad andare dove c'è più bisogno di sacerdoti: diverse vicende, fatte di visite, incontri, rapporti, mi hanno portato a conoscere l'Albania e i suoi bisogni immediatamente dopo la sua uscita dalla lunga e durissima dittatura. Ho dato quindi la mia disponibilità al vescovo di Macerata che, dopo il necessario discernimento, ha approvato la mia richiesta e mi ha inviato in Albania. Ho iniziato nei villaggi del nord e ora da quasi sei anni, viste le enormi "zone informali" formatesi alle periferie delle grandi città, mi sono spostato a Bathore, sempre in accordo con la chiesa che mi ha inviato e la chiesa locale albanese. Non mi pongo la domanda di cercare motivi per rimanere. Sono quasi undici anni che sono qui, ho sempre amato la gente e i luoghi che mi hanno accolto, c'è un mare di esigenze a cui rispondere... credo siano motivi sufficienti per continuare e sicuramente non basterebbe una vita per arrivare ad esaudirne neanche una minima parte.

Incontra difficoltà e opposizioni nell’attività quotidiana?
Le difficoltà possono essere tantissime, in particolare la povertà, le disfunzioni, l'irresponsabilità, la corruzione, l'assenza delle più importanti istituzioni che permettono una normale convivenza, ma non mi sembra di render giustizia alla realtà elencando soltanto difficoltà e disfunzioni a fronte di tante risorse spirituali e umane che costituiscono una grande potenzialità e speranza per questo popolo.

Come sono le condizioni di vita della popolazione?
Le condizioni di vita sono molto differenziate all'interno della popolazione: una piccola parte è in grado di accede ad investimenti e a finanziamenti da fonti diverse (e talvolta anche illecite) e gode di un tenore di vita molto alto; una parte affronta con dignità le varie esigenze della vita quotidiana grazie alle rimesse dei tanti immigrati che vivono e lavorano all'estero; infine un'altra parte, ancora consistente, è afflitta da disoccupazione, manca di mezzi per una vita dignitosa per sé e per i propri figli e vive di lavoro occasionale ed espedienti.

È possibile raggiungerla e lavorare nella sua struttura per periodi di varia durata?
I progetti sono innumerevoli e in campi molto diversi. E' necessario trovare risorse per portare avanti il nostro centro di formazione in modo che, attraverso i vari corsi e attività, diventi sempre più un polo educativo. Inoltre visto che manca oggettivamente un luogo in cui la comunità cristiana possa riunirsi per la celebrazione, abbiamo da poco iniziato a costruire una chiesa, ma mancano ancora gran parte dei fondi necessari. La vera emergenza è il discorso educativo a favore dei ragazzi e dei giovani per cui è urgente anche elaborare progetti e piani adatti a questo scopo.

Che progetti ci sono per il futuro?
Vista anche la vicinanza tra Italia e Albania, la collaborazione tra le due realtà è realizzabile e di fatto già operativa. Attualmente vivono qui un operatore di Caritas Italiana, che opera qui da quasi tre anni, e tre volontari del servizio civile che rimangono ancora un anno. C'è inoltre l'apporto dell'Azione Cattolica di Bologna e Macerata che organizza in estate e non solo campi scuola di formazione sia per i ragazzi che per gli educatori, e tanti altri volontari e amici che vengono a seconda dei servizi e del tempo di cui dispongono.

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