La foto del mese
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di Marco Luzzi
Il massacro dei cuccioli di foca è un atto di barbarie particolarmente odioso, in primo luogo a causa delle modalità in cui viene svolto e in secondo luogo perché è perfettamente legale. Ma possiamo fare qualcosa.
Ogni anno, per sei mesi, il Federal Department of Fisheries and Oceans dello Stato del Canada consente il brutale assassinio degli esemplari di foca che abbiano superato il 12° giorno di vita. Il paese dello sciroppo d’acero non è il solo partecipante di questo sanguinario festino; anche la Groenlandia, la Russia e la Norvegia sono attivi nella caccia o nel suo indotto, ma è inutile dire che non esiste, fra questi Stati, nessun accordo sancito su spartizione e regolamentazione delle quote.
Dal 15 novembre al 15 maggio centinaia di migliaia di animali vengono inseguiti e uccisi selvaggiamente sul pack per mezzo di un lungo bastone uncinato, chiamato hakapick. Il 97% delle vittime della caccia sono cuccioli tra i 12 giorni e i 4 mesi: sono le prede preferite dai cacciatori, perché si riescono a prendere facilmente (ancora non sanno nuotare bene), e naturalmente per la morbidezza del loro candido manto. Il 42% degli animali viene scuoiato vivo.
L’Italia ha deciso dal 2006 di chiamarsi fuori da questo orribile scempio, grazie all’intervento legislativo di 20 deputati della Casa delle Libertà (primo firmatario Maurizio Saia, di An), con un disegno di legge che serva ad "introdurre il divieto per legge dell'importazione e della commercializzazione di tutte le pelli di foca, cuccioli e adulte".
Oggi il Disegno di Legge n. 740, approvato dal Senato quattro mesi or sono, giace inerte perché la Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali non lo ha ancora calendarizzato.
I manuali del diritto costituzionale ci insegnano che l’iniziativa legislativa non crea mai l’obbligo per la Camera di deliberare. Il cosiddetto fenomeno dell’insabbiamento, quindi, non deve essere inteso come un sintomo patologico del sistema (dis)rappresentativo, bensì come “il risultato del disinteresse che i gruppi parlamentari dimostrano nei confronti della proposta” (Diritto Pubblico, Bin e Petruzzella).
Ma se il Parlamento può decidere di voltare la testa dall’altra parte, la società civile può adoperarsi per costringerlo a guardare da questa. In questi giorni la Lav (Lega Anti Vivisezione) sta battendo sul tam tam del passaparola digitale per diffondere un appello indirizzato ai 14 senatori della Commissione di Palazzo Madama, affinché escano una volta per tutte dal letargo e si decidano a mettere a calendario la “Legge Saia”.
Facciamo sentire la nostra voce: http://www.lav.it/index.php?id=1217.