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Alla 66 ^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, che si terrà al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre, verrà presentato il documentario “Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago” che racconta la vita nel Sol Levante del missionario gesuita in Cina, nato a Macerata. Presente alla mostra anche Marche Film Commission che illustrerà le produzioni cinematografiche 2008-2009.
L'iniziativa è della Fondazione Ente dello Spettacolo. La proiezione (Venezia Lido, Sala Tropicana 1 Spazio Fondazione Ente dello Spettacolo, giovedì 10 settembre alle ore 17) sarà preceduta da una conferenza di presentazione alle ore 12 (stesso luogo) con il Patriarca di Venezia, Angelo Scola, il Vescovo di Macerata, Claudio Giuliodori, Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e il Consigliere culturale dell’ambasciatore cinese in Italia, Zhang Jianda. Parteciperà anche il regista Kolndrekaj.
La pellicola di 60 minuti, interamente girata tra l'Italia e la Cina, nasce da un progetto approvato anche dalla Repubblica Popolare cinese, e gode del patrocinio del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, il patrocinio della Compagnia di Gesu', il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri italiano e il patrocinio della Curia di Macerata.
“Il docufilm non gode di aiuti o sovvenzionamenti pubblici – dice Kolndrekaj - e proprio per questo vuole dimostrare che in Italia c’è bisogno di ritornare a vedere nel cinema uno strumento di comunicazione che può mettere in evidenza la storia della nazione italiana attraverso grandi uomini di scienza e fede. Da italiano però sento il disagio di una nazione che non conosce a fondo l’operato di Matteo Ricci, e ancora di più il disagio aumenta se penso che in Cina il nostro connazionale viene studiato a scuola e a Pechino gli hanno dedicato uno spazio nel Tempio del Millennio, considerandolo tra i grandi che ha fatto grande la Cina”.
Gjon Kolndrekaj, che ha lavorato come regista al documentario, ha ottenuto per la prima volta in assoluto il permesso dal governo cinese di entrare liberamente e fare riprese in luoghi come la Città Proibita.
Kolndrejak racconta cosa lo ha colpito della figura di Matteo Ricci: “Perché mi ha affascinato come figura. Prima come uomo e poi come uomo di fede. Questa coscienza e conoscenza che ha voluto trasmettere di quella grandezza che tutti noi uomini di buona volontà possiamo raggiungere”.
“Ha portato la nostra fede come testimonianza a un popolo che di questa fede non sapeva nulla, però ha fatto anche conoscere quel popolo all'Europa. Questa è una cosa straordinaria perché vuol dire che si è venuta a creare una intercomunicazione grazie alle sue capacità logiche. Per questo io credo che un personaggio simile sarà ricordato anche dalle future generazioni”.