La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

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di Chiara Fonzi*
Non ho mai visto la mia coinquilina senza tacchi. Dal momento in cui chiude il portone di sotto, posso sentirla rientrare in casa anche se siamo al terzo piano. Un po' è colpa di questo palazzo scricchiolante, che amplifica qualsiasi suono, perché tutti i pavimenti e i muri sono vecchi e sottili. So sempre cosa fanno gli abitanti del palazzo, ma non so che faccia abbiano. Li sento andare in bagno, telefonare, cucinare, urlare e scherzare, ma non conosco i loro nomi.
Di fronte alla finestra della cucina c'è un altro enorme palazzo, pieno di finestrelle. Ogni tanto mi piace affacciarmi e spiare i vicini. L'edificio è molto alto e largo, ma la mia vista arriva in ogni appartamento. Sebbene ognuno disponga dello stesso spazio si può vedere come il gusto di ogni padrone di casa per l'arredamento abbia cambiato gli interni: alcuni hanno la luce bianca da neon, altri ambrata; certi sono talmente arredati che non si vedono i muri, altri sono spogli e in disordine.
L'altra mia coinquilina ha appena quattro cose e nonostante ciò la sua camera è in disordine. Dice che vivendo da sola ha scoperto di amarlo, il disordine: "Una stanza in cui ogni cosa è al suo posto non rompe nessuno schema e a guardarla intristisce lo spettatore! Quando entro in una stanza caotica i colori si mescolano, lo trovo divertente. Eppoi non devo sprecare il mio tempo a collocare ogni oggetto in una posizione precisa, sono libera di appoggiarlo dove mi pare". Guai ad obiettare che poi dobbiamo sempre aspettare che ritrovi il suo portafogli prima di uscire tutte insieme.
La terza di noi dice di amare il fatto che la sua stanza odora di sé, anche se francamente non so se si riferisca al suo profumo o alla puzza dei suoi piedi, dato che - causa forza maggiore - le irruzioni in camera di sua madre armata di Spic&Span sono terminate. Adora cucinare e ogni volta lo fa per tutte quante e nonostante ciò avanza sempre qualcosa. Cucina cibi cinesi, messicani e hindi, ma siccome non sono stata in nessuna delle terre madri di questi piatti, non saprei dire se lo fa con successo. Fatto sta che il mio palato è sempre soddisfatto e la pancia piena.
Tutte le ragazze hanno appeso al muro della camera le foto con gli amici, scattate prima di iniziare l'anno accademico. In quelle foto io riconosco solo le mie coinquiline, ma ogni tanto l'immagine di una di quelle comparse prende vita e viene a passare qualche giorno nel nostro appartamento, cosicché aumentano le facce familiari in quelle immagini piene di sconosciuti.
Ognuna delle spagnole rientra periodicamente dal week-end a casa con una scorta di tupperware pieni delle specialità di casa, fatte dalla mamma e dalla nonna.
Io sono la quarta, quella che, oltre a spiare i vicini, lava i piatti e apre i barattoli alla cuoca, che si fa truccare dalla prima e ascolta i vaneggiamenti della seconda, la filosofa del disordine.
E che si tappa il naso quando è il suo turno di pulire il bagno...
*Corrispondente Erasmus da Santiago di Compostela