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di Marco Luzzi
La Dottoressa Rita Levi Montalcini si alza tutti i giorni alle cinque del mattino e se non ci sono importanti votazioni al Senato della Repubblica si reca in laboratorio, dove ad attenderla c’è la sua equipe di ricerca: esaminano embrioni di pollo per la ricerca sul sistema neurale. È nata il 22 Aprile del 1909.
Sono passati ormai settant’anni da quando l’infamante Manifesto della Razza la costrinse, in quanto ebrea sefardita, prima a cercare riparo in Belgio e poi a continuare il suo lavoro in un laboratorio clandestino allestito nella sua casa fra le colline di Asti. Dopo la guerra, l’America: il dipartimento di zoologia della Washington University ospiterà il cuore del lavoro di ricerca sulla molecola che le farà ottenere il Premio Nobel per la medicina nel 1986, la NGF (Nerve Growth Factor), che regola la crescita e la differenziazione dei neuroni.
Il suo curriculum è stupefacente e i nomi dei più eminenti istituti scientifici italiani e internazionali si incrociano con le cariche più prestigiose: basti pensare che il nostro Cnr la recluta dal 1989 al 1995 col titolo di “superesperto”; che in realtà è molto serio, ma restituisce immagini di cristalli di kriptonite e fenomenali poteri cosmici che il personaggio non può fare a meno di evocare.
Nel 2001 il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi la nomina Senatrice a vita, titolo che spetta secondo Costituzione a quei concittadini che hanno “illustrato la Patria per altissimi meriti” (ad aver ricevuto lo status per i risultati conseguiti nelle scienze esatte sono solo lei e il matematico Guido Castelnuovo).
Il segreto del suo successo e della sua lunga vita traspare dalle sue interviste, nonostante l’umiltà delle sue dichiarazioni che hanno il pregio di non suonare mai ipocrite: “La mia intelligenza è mediocre, e il mio impegno è poco più che mediocre. Credo di avere due sole qualità: l’intuito e la capacità di vedere un problema nella sua globalità”. È un motto, un programma di lavoro, quasi uno stemma araldico: “Penso di continuo”.
E i risultati di quel pensare non si riversano solo sulla biologia, ma anche su analisi della situazione italiana così lucide da far arrossire di vergogna qualsiasi opinionista da salotto: “L’Italia dà l’impressione di essere vecchia, come se fosse prigioniera di una campana di vetro che le impedisce di camminare. Nella nostra classe politica, almeno per quanto riguarda la ricerca medica e scientifica, non c’è la consapevolezza che la conoscenza significa ricchezza. É un peccato, perché abbiamo un capitale umano eccellente e un grado di innovazione tecnologica che nulla deve invidiare al resto del mondo". "
"Dalle nostre università escono ragazzi molto preparati che non trovano però un terreno fertile sul quale esercitarsi, così la gran parte di loro, se può, fugge all’estero. Li regaliamo agli altri, per vederli ritornare magari dopo dieci o vent’anni, un po’ più vecchi, un po’ più stanchi. L’Italia non è mai stata capace di investire sulle capacità intellettuali della sua gente. Manca la voglia di riconoscere il merito”.
Dottoressa Montalcini, altri cento di questi giorni.