La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

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Studiare ed ampliare le proprie conoscenze, nella speranza di avere una possibilità in più, di trovare una collocazione nel mondo del lavoro, è un desiderio di molti, ma non tutti riescono a farlo senza doverlo coniugare con un “lavoro”. Si pensa che lavorare e studiare contemporaneamente sia un buon modo per realizzarsi, per crescere. Ma è proprio vero? E a che prezzo? Quanto è solo frutto di necessità economica e quanto di un reale desiderio dello studente/lavoratore? Quanto i lavori che gli studenti svolgono riescono a colmare il gap tra il sapere teorico e le competenze pratiche?
I tentativi di coniugare lavoro e studio da parte degli Atenei per mezzo degli stage non sempre funzionano. I ragazzi troppo spesso vivono lo stage come un peso e non come un’opportunità, troppe volte le aziende, preoccupate del loro andamento e delle numerose difficoltà interne, non li rendono partecipi e non li accompagnano nella formazione, anzi spesso lasciano i ragazzi a se stessi o li sfruttano per lavori inferiori alle loro potenzialità, creando uno stato di malessere e di frustrazione.
Poi ci sono quegli studenti che, pur di risolvere i problemi economici legati al percorso universitario, si adattano a fare lavori completamente avulsi dal percorso stesso, che li impegnano pesantemente in termini di tempi, riducendo lo studio alle ore notturne, senza avere la possibilità di seguire le lezioni e di partecipare alla vita attiva di un Ateneo, vita che è fatta anche di socializzazione, di condivisione, di partecipazione, di scambi di idee ed esperienze. Tutto questo naturalmente agevola il malcostume del lavoro sommerso e irregolare con tutto ciò che ne consegue.
Nell'Università di Macerata la Facoltà di Economia ha organizzato una didattica ad hoc per gli studenti lavoratori (regolarmente muniti di un contratto, anche se a tempo determinato), che prevede percorsi dedicati e specifici, oltre a lezioni nelle ore serali o nella mattina del sabato. Ma naturalmente tutto questo, pur avendo avuto un alto grado di partecipazione e gradimento, non risolve i problemi dei numerosi giovani che svolgono un lavoro irregolare.
La conclusione non può che essere amara. Tra malcostume “legalizzato”, difficoltà economiche, ricerca spasmodica del profitto, uno studente che voglia o debba lavorare, non ha molte alternative: o rinuncia e si assoggetta al famoso appellativo di “bamboccione”, oppure si barcamena tra lavori precari e malpagati, nella speranza di trovare al più presto una via di fuga verso un futuro.
Un giallo scuote l'Europa: l'ex premier dell'Ucraina Yulia Tymoshenko è sparita dal carcere dove era detenuta dopo l'accusa di favoreggiamento nei confronti della Russia attraverso l'accordo per l'importazione del gas.
L'ex primo ministro è stata il leader della rivoluzione arancione che ancora sta agitando l'Ucraina. Yulia Tymoshenko si è affacciata sulla scena politica nel 1996 con incredibile successo. Venne eletta deputata poco tempo dopo, diventando una delle principali artefici dell'esportazione dei metalli prima e dell'importazione del gas poi, e guadagnandosi il titolo di “principessa del gas”. Nel 2001 è stata capo del ministero dell'Energia, ma successivamente fu licenziata e arrestata con l'accusa di corruzione. Riuscì a dimostrare la sua innocenza e ad essere scarcerata, affermando: “Ho capito solo una cosa: vogliono togliermi di mezzo. Ma non ci riusciranno”.
Nell' agosto scorso, però, è stata accusata, nuovamente, di aver messo fine alla crisi della fornitura del gas, che opprimeva il paese, attraverso un accordo poco chiaro con la Russia. La leader dell’opposizione ucraina è stata, così, condannata a sette anni di carcere per abuso di potere: un “linciaggio politico” e una “violazione dei diritti umani”, affermano i promotori della petizione, appoggiata anche dal quotidiano "La Repubblica". La Tymoshenko si trova, quindi, rinchiusa da diversi mesi all'interno del carcere di Kiev. Nonostante questa situazione e i problemi di salute, è comunque riuscita sempre a comunicare con il “suo” popolo, per esortarlo a non mollare. Una delle frasi più diffuse è “Sono viva in questa tomba. Più viva di quelli che mi hanno rinchiuso qui dentro per screditarmi e per annientarmi”. Questa affermazione è tratta da una delle sue ultime lettere in ordine di tempo, perché dal 30 dicembre scorso Yulia è sparita. L'unica informazione diffusa dalla polizia è che è stata spostata in seguito a forti dolori alla schiena. La paura dei familiari e dei suoi sostenitori è che sia stata portata nella colonia penale di Khachanivska, a est del confine russo,dove vige un regime di massima sicurezza e i detenuti vengono sottoposti ai lavori forzati. L'Unione europea si sta muovendo affinché vengano rispettati gli standard umanitari internazionali e alla donna venga evitato questa sorta di nuovo gulag. “L'Ue sta riflettendo sulle sue politiche verso il governo di Kiev” aveva detto Catherine Ashton, l'alta rappresentante per la politica estera dell'Unione. Nel frattempo anche Amnesty International si sta muovendo e parla di “processo politico”. Il procedimento nei confronti di Tymoshenko è stato motivato politicamente, dice John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l'Europa e l'Asia centrale, addebitandole reati non riconosciuti a livello internazionale.
In attesa di novità, l'Ucraina si chiede se potrà entrare nella comunità europea. Per adesso, non resta che muoversi per salvare le sorti di questa sfortunata protagonista della vita politica ucraina.
“Siamo liberi, indipendenti e sovrani. Ecco, questa è la nostra bandiera rosso-nera, con l’aquila a due teste in mezzo. Ed ora, tutti insieme come un unico corpo, indivisibili, impegniamoci a proteggerla, a svilupparla, a civilizzarla, come è giusto che sia, per la nostra libera patria.” Furono queste le parole con le quali Ismail Qemali, il primo capo di governo albanese, proclamò l’indipendenza dell’Albania a Valona il 28 novembre 1912.
Per ricordare quell'evento, che segnò la storia degli albanesi, anche quest’anno l’associazione Iliria ha intrapreso un’ iniziativa in collaborazione con il Comune di Macerata: una giornata intera dedicata all’indipendenza dell’Albania. È cominciata la mattina nella biblioteca Mozzi Borgetti con i saluti di Ervin Cakerri, presidente del associazione Iliria, e di Romano Carancini, sindaco di Macerata, seguiti poi dalla proiezione del video “Conosciamo l’Albania” di Blerdi Fatusha. È stato bello ed emozionante scoprire l’Albania attraverso quella proiezione che raccontava la bellezza del paesaggio e della cultura albanese. In seguito, i partecipanti hanno gustato un aperitivo con piatti tradizionali.
L’incontro pomeridiano ha messo a confronto la costituzione albanese e quella italiana. Yllka Lamçe ha ricostruito cronologicamente gli eventi storici più importati per la costituzione albanese, cominciando dall’anno 1912 fino al 2008. La professoressa Benedetta Barbisan ha presentato alcune caratteristiche della costituzione italiana, e non solo, ma anche di quella americana e tedesca. “Siamo qui, tutti riuniti per realizzare, anche con iniziative future, il pluralismo necessario alla convivenza laica per avere libertà politica e religiosa.”- ha concluso nel suo intervento l'avvocato Vitaliana Vitaletti Bianchini.
Nell’incontro successivo il prof. Gennaro Carotenuto ha parlato del problema della diffamazione sistematica delle comunità straniere da parte dei media. Spesso, per una questione di marketing, i media mettono in evidenza solo i fenomeni negativi relativi agli stranieri, determinando atteggiamenti di chiusura nei loro confronti. Come dice un antico proverbio:“Chi è diffamato, è mezzo impiccato”. Bisognerebbe, invece, diffondere anche le buone notizie, e non sono poche. Il presidente dell’associazione “Il Cammino”, Giorgio Meschini, ha ricordato alcuni problemi sociali ed economici che riguardano Bathore e Istitut, due località presso Tirana.
L’associazione “Il Cammino” è stata costituita a luglio 2011 per sostenere la promozione sociale della donna, per dare attenzione ai bambini e per appoggiare Don Patrizio Santinelli, che opera in Albania da alcuni anni. Marco Bellardi, esperto della regione Marche per l’Iai (Iniziativa Adriatico Ionica), ha invece parlato dei problemi e delle difficoltà che la Macroregione Adriatica Ionica incontra lungo la strada dello sviluppo economico e sociale.
La messa in lingua albanese si è tenuta nella chiesa di Santa Croce. In seguito, con musica popolare albanese come sottofondo, fornita dal Dj El Flo, i partecipanti si sono divertiti tra balli tradizionali e piatti tipici albanesi.
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Nell’ambito del seminario “Giovani Europei in movimento” si è parlato anche delle possibilità che oggi un giovane ha per vivere un'esperienza professionale all'estero o trovare proprio un'occupazione stabile in un paese della Comunità europea. L'Università di Macerata, per favorire lo svolgimento di esperienze lavorative fuori dai confini nazionali, ha intrapreso una convenzione con il servizio Eures (The European Job Mobility Portal), ossia il portale della mobilità professionale.
Il portale si articola in quattro sezioni, in ciascuna delle quali vengono inseriti dei dati. Vi è uno spazio dedicato ai “Jobseekers”, dove, appunto, coloro che sono in cerca di lavoro possono inserire il loro curriculum professionale e, allo stesso tempo, possono conoscere le varie opportunità di lavoro a disposizione in ogni paese europeo.
Nella sezione “Employers” i datori di lavoro possono prendere visione dei differenti curriculum presenti e selezionare coloro che meglio rispecchiano la figura professionale di cui necessitano, nonché segnalare offerte di lavoro.
La sezione “Living & Working”, invece, consiste in un supporto offerto alle aziende nell’azione di reclutamento di lavoratori provenienti da altri paesi e in un sostegno per i giovani e i disoccupati, che desiderano intraprendere un’esperienza lavorativa all’estero, nella ricerca dell’alloggio o nel muoversi in una nuova città. In questa sezione vengono fornite informazioni sul costo della vita oppure in merito alla legislazione sociale e alle tasse; ci sono anche notizie riguardo l’assicurazione sanitaria o le modalità di riconoscimento delle qualifiche.
L’ultima sezione del sito, nominata “Learning”, si occupa della formazione, ossia dell’acquisizione di specifiche competenze durante l’esperienza all’estero attraverso la frequenza di corsi di formazione, di scuole o istituti, dove incrementare quelle conoscenze e quelle abilità che permetteranno ai candidati di divenire anche maggiormente competitivi sul mercato del lavoro.
Come sottolinea Sabina Riatti del Centro per l’impiego di Tolentino, Eures agevola la mobilità dei lavoratori e contribuisce ad aumentare la possibilità di occupazione favorendo lo spostamento di flussi di disoccupati dove vi sono maggiori opportunità di lavoro.
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In un mondo in cui il commercio è sempre più globalizzato, nascono nuovi modi di concepire gli scambi, in cui sviluppo economico e rispetto dei diritti di tutti gli individui non sembrano più così inconciliabili. E così il commercio equo e solidale è una realtà ormai radicata e riconosciuta anche nel territorio della regione Marche come “forma di cooperazione finalizzata a promuovere l’incontro e l’integrazione tra culture diverse ed a sostenere la crescita economica e sociale, nel rispetto dei diritti individuali, dei Paesi in via di sviluppo”. Con queste parole la legge regionale numero 8 del 29 aprile 2008 descrive efficacemente il valore e gli scopi di questo tipo di cooperazione, dando dignità ad un progetto in crescita nella regione.
La Cooperativa Sociale Mondo Solidale Onlus opera dal 1993 nella regione e conta oggi 3000 soci. L’obiettivo è la creazione di un percorso economico “giusto e solidale” importando prodotti dal sud del mondo ispirandosi a principi di rispetto ed equità e al contempo, sensibilizzando i cittadini del nord del mondo sul valore di un consumo responsabile. Per fare ciò si creano rapporti con paesi economicamente meno sviluppati garantendo loro un giusto guadagno e condizioni di lavoro dignitose, obiettivi spesso assenti nelle politiche commerciali di molte imprese. Nelle Marche ci sono ben 16 “Botteghe del mondo”, gestite dai volontari di Mondo Solidale. I produttori con cui Mondo solidale ha creato queste relazioni sono cinque: la Cooperativa “Nueva Esperanza” dal Guatemala produttrice di caffè 100% arabica (El Bosque), la “Comunidad Alsi” in Perù, che produce manufatti in lana Alpaca, la “Cooperativa Coppalj” brasiliana, da cui viene importato olio di babacu per la produzione di detergenti, la “Uvip Society” del Kenya, che realizza artigianato in pietra saponaria e fibra vegetale e la “ISS Fair Traders” indiana che si dedica a incensi e sacchetti profumati.
Non solo commercio, ma anche formazione, cultura e azione politica volte a creare una coscienza collettiva frutto di un modo diverso di intendere il processo economico.
La cooperativa Mondo Solidale, infatti, organizza incontri nelle scuole e visite nella propria sede (Chiaravalle). È inoltre socia di realtà quali Altreconomia, un mensile che si occupa di iniziative commerciali improntate al rispetto della sostenibilità; di Banca Popolare Etica e della Cooperativa “Viaggi e Miraggi”, operante nel segno di un turismo responsabile.
Il commercio equosolidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale. Un’azione a 360° che partendo da piccole realtà mira all’incontro tra culture lontane ma con un obiettivo comune: giustizia sociale ed economica e sviluppo sostenibile.
Per chi volesse saperne di più: www.mondosolidale.it.
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Se si posa l’orecchio sulla superficie di un tavolo, mentre vi si appoggia della stoffa, sarà come sentire il vento quando soffia. E se la si taglia, la stoffa, se ne potrà assaporare tutta la pastosità e, al contempo, la leggerezza, come se parlasse. La seta tra le dita sembra quasi che si sciolga, mentre l’ago la trafigge e il ricamo la abbellisce. Maria Tesei aveva quindici anni quando iniziò il mestiere, con ago, filo e talento nella valigia; quando partì per quel viaggio che l’avrebbe resa la “Signora” della Maison Creazioni Antonella.
Dalla Costa Azzurra, per tentar fortuna, all’Italia, per proporre un campionario tutto suo in cui nessuno credeva. Sino alla svolta, nel 1962, con la fondazione della Maison d’alta moda Creazioni Antonella, con sede a Villa Fastiggi di Pesaro, che quest’anno compie cinquant’anni ed è presente in via Condotti a Roma, oltre che a Milano, in piazza Duomo e a Firenze. Negli anni ’80-’90 Creazioni Antonella vanta ben cinquanta negozi in tutta Italia, quell’Italia che le ha dato tanto, anche se per iniziare aveva scelto un’etichetta straniera, com'era allora di moda: “London Bridge”. Poi, l’estero: la Francia, i Paesi Arabi, il Giappone, Las Vegas, Miami, Montecarlo. Fino alla Russia, quella dei salotti bene di Mosca e San Pietroburgo, in cui il lusso di un passato glorioso si sposa con l’eleganza degli abiti firmati Creazioni Antonella. Maria Tesei è l’abito che confeziona.
Sobria, elegante come la donna che veste dal 1960. Tessuti costruiti, dal taglio sartoriale, che disegnano con tocco sapiente i corpi in modo plastico. Filati corposi e al contempo morbidi che appoggiano lungo i fianchi, valorizzando le forme e scivolando con leggerezza. Abiti in pizzo che sottolineano la vita stretta; seta e chiffon fanno fluttuare la figura; spacchi per rendere la donna femminile e raffinata. Una donna che non riempie l’abito, ma lo veste, lo vive con quell’eleganza che non si apprende ma si possiede e basta. Perché anche il monaco fa l’abito.
Poi il dettaglio, l’uso degli swarovski, l’importanza della rifinitura che cesella, rendendo pulito e unico il capo. I colori: sobri, ma mai opachi, alla ricerca di quella tonalità giusta, che non si ottiene al primo colpo, ma è frutto di una scelta mirata tendente alla perfezione. Il taglio sartoriale, le cuciture a mano che accompagnano l’abito per giungere all’esito finale che, più che nel disegno tracciato, sta nella mente di chi lo ha creato. Maria Tesei guarda alla modellatura dell’abito, che deve far colpo allo specchio e rendere bella la figura, come fosse il suo completamento. Per una donna elegante, per una Signora che sa farsi coinvolgere dall’eleganza.
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Vetrine luccicanti, festoni a cascata, luminarie a profusione lungo le strade delle nostre città: ebbene sì, è Natale. Che sia un piacere, un’abitudine o un compito da assolvere, alla cerimonia dei regali non si sfugge mai completamente. C’è chi ama donare oggetti importanti, chi preferisce piccoli pensieri, chi coglie l’occasione per fare un gesto di solidarietà.
Molte sono le associazioni e organizzazioni non governative, che operano nel campo dei diritti umani, contro guerre e discriminazioni, a sostegno dello sviluppo e della pace dei popoli. Una di queste, tutta italiana, è Emergency, fondata a Milano nel 1994 dal medico chirurgo Gino Strada e da sua moglie Teresa Sarti, scomparsa prematuramente nel 2009. Emergency offre gratuitamente cure mediche e assistenza sanitaria alle vittime civili delle guerre e della povertà, con presidi e interventi in 16 paesi diversi. Ha costruito ospedali, centri chirurgici, pediatrici e di riabilitazione, posti di primo soccorso, un centro di maternità e uno cardiochirurgico. I team di medici e paramedici che lavorano nelle zone di guerra – Afganistan, Iraq, Sierra Leone, Cambogia, Sudan, Repubblica Centrafricana– hanno finora prestato soccorso ad oltre 4 milioni e mezzo di persone ( dati al settembre 2011), impegnandosi in prima linea e rischiando in prima persona ( è tuttora sotto sequestro in Darfur l'operatore Francesco Azzarà, rapito lo scorso 14 agosto ).
L’impegno umanitario di Emergency, che da oltre diciassette anni è portavoce di una medicina basata sul diritto inalienabile di ogni essere vivente ad essere curato, è possibile grazie al contributo volontario di migliaia di sostenitori, senza il quale, tutte le cure offerte non sarebbero possibili. Nel 2009 (data dell'ultimo bilancio approvato) più dell'80% dei fondi raccolti da Emergency proveniva da donatori privati, ovvero da comuni cittadini come noi. Possiamo trasformare, perciò, il nostro Natale in un momento sentito e condiviso di solidarietà umana, uscendo dalla logica del regalo “a tutti i costi” – detto in senso letterale - che spesso ci vede fare acquisti frenetici e scriteriati. Scegliere di destinare l’importo, che spenderemmo per i nostri soliti doni natalizi a favore di Emergency, può diventare così un modo per ritrovare il senso profondo della festa e per dare al regalo un valore non solo simbolico, ma concreto.
Come si può sostenere Emergency? Regalando la nuova tessera 2012 “ Liberi e uguali”, ispirata al primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani. Oppure richiedendo le “Lettere di Natale” da spedire come augurio ad amici e parenti, o acquistando il calendario 2012 “Parole contro la guerra”. Nel sito www.emergency.it è possibile visionare gli altri numerosi gadgets: dai libri ai pelouche, dall'abbigliamento all'oggettistica. Il ricavato di tutte le attività natalizie sarà destinato al Programma Italia: nel 2006, infatti, Emergency ha aperto un poliambulatorio a Palermo e, nel dicembre dello scorso anno, ne ha aperto un secondo a Marghera, in Veneto. I due centri italiani offrono gratuitamente assistenza sanitaria ai migranti che giungono nel nostro Paese e a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Ed è proprio il centro ambulatoriale siciliano il protagonista della mostra fotografica “Qui Emergency Palermo”, inaugurata il 17 dicembre al Centro Congressi San Martino di Fermo. La mostra raccoglie gli scatti del fotografo Mario Dondero – milanese di nascita ma fermano d'adozione, già autore di un memorabile reportage per Emergency sull'Afganistan - realizzati all'interno del centro di primo soccorso palermitano: 18 fotografie in bianco e nero, che raccontano il lavoro quotidiano dei medici volontari e l'esperienza dei migranti accolti, spesso arrivati al poliambulatorio in condizioni estreme di sofferenza e malattia. L'ingresso alla mostra è libero e in occasione della presentazione sarà presente, oltre a Dondero, anche Pietro Protasi, membro del direttivo di Emergency. L'esposizione resterà aperta fino al 26 dicembre, con orario 17/20 e 17/22 nei giorni festivi, e potrà essere una buona occasione per avvicinarsi e conoscere meglio il lavoro dell'associazione e di coloro che ne fanno parte: medici, infermieri, tecnici e, naturalmente, tutti i sostenitori.
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Dai progetti di volontariato alle opportunità di studio: Mara Salvucci del Centro Rapporti Internazionali dell'Università di Macerata illustra le iniziative alle quali gli studenti iscritti ai vari corsi di laurea possono accedere.
Il più conosciuto è senz’altro l’Erasmus Studio, che consiste in soggiorni di studio in Atenei europei. Invece l’Erasmus Placement rappresenta una novità, perché consente di svolgere un tirocinio in un’azienda, ente o istituzione nel territorio europeo. Mentre l’Erasmus Studio offre la possibilità di imparare una nuova lingua durante la permanenza all’estero, l’Erasmus Placement presuppone già un’ottima conoscenza della lingua sia scritta che parlata del paese dove si andrà a svolgere lo stage.
Molto interessante è poi l’Erasmus Buddy, un tutoraggio volontario per aiutare lo studente straniero adintegrarsi nell’Università e nella città. Il tutor guida lo studente straniero nell’utilizzo dei servizi bibliotecari, offre consigli in merito agli esami da sostenere e lo affianca nell’usufruire dei servizi cittadini, come il trasporto pubblico, ma, contemporaneamente, può migliorare la propria conoscenza di una lingua straniera grazie al tandem linguistico, ossia la conversazione in lingua con lo studente erasmus.
Inoltre, per i neo-laureati vi è il programma Leonardo, finanziato dalle provincie, che consiste sempre in un’esperienza di tirocinio all’estero, riservata però a coloro che hanno già terminato un corso di laurea. Anche questa è un’ottima opportunità per avere dei primi contatti con il mondo del lavoro e, allo stesso tempo, per perfezionare una lingua straniera.
L'Università di Macerata, infine, offre anche delle occasioni di studio in paesi non appartenenti all’Unione Europea, come l’accordo con la New England University in Australia e con la Dalhouse University Halifax in Canada, che prevede la possibilità di un soggiorno studio in questi atenei per un semestre. E' previsto, poi, lo svolgimento di un corso di russo della durata di tre settimane all’Università Statale di San Pietro Burgo. Per i bandi, bisogna tenere d'occhio il sito www.unimc.it/cri.
Ad ogni programma effettuato corrisponde un riconoscimento a livello accademico. Per quanto riguarda i programmi Erasmus, la corrispondenza dei crediti formativi è automatica se viene rispettato il piano concordato con il delegato Erasmus della facoltà. Per i progetti di Gioventù in azione, invece, è necessario richiedere il riconoscimento alla Segreteria di Facoltà, presentando lo Youth Pass.
Il Centro Rapporti Internazionali dell’Ateneo è a disposizione degli studenti per fornire informazioni più dettagliate e orientarli verso la scelta del programma più adeguato per le loro aspettative. Il centro ha come obiettivo proprio quello di incrementare la mobilità internazionale, mettendo in risalto i vantaggi apportati da simili esperienze. Un soggiorno di studio o lavoro all'estero, dal punto di vista professionale, consente una scelta lavorativa più ampia; in merito allo sviluppo personale, arricchisce le competenza linguistiche ed interculturali; infine, esso favorisce la coesione, cioè la formazione di un senso più profondo di cittadinanza e identità europea. Quindi, partite alla scoperta dell’Europa, che ha molto da regalare a ogni suo cittadino.
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Il tempo sembra trascorrere sempre più velocemente, le richieste lavorative sono sempre maggiori, i genitori di oggi sono costantemente sotto pressione.
È proprio qui che entrano in gioco le baby sitter, diventate un elemento indispensabile all’interno di ogni nucleo familiare: ne diventano parte integrante e sono considerate dai piccoli come sorelle maggiori. La baby sitter è ormai una vera e propria professione. Sono necessarie competenze e capacità. Ideale sarebbe frequentare una scuola, come quella proposta dagli inglesi: il Norland Nanny College a Bath, dove si punta alla formazione e non all’improvvisazione.
Ogni baby sitter dovrebbe essere abile e lungimirante, dovrebbe seguire una serie di accorgimenti pratici, soprattutto quando si ha a che fare con più di due “marmocchi”. Ad esempio: cosa portereste nella vostra borsa? Sicuramente ogni tata che si rispetti dovrebbe ricordare: fazzolettini, salviettine, cellulare, da non dimenticare a casa o in macchina e da tenere sempre carico, anche se spesso per gli studenti la sos ricarica è una valida ancora di salvezza. Quindi, possedere una borsa bella capiente, stile Mary Poppins, senza far spuntare piante, lampade o specchi parlanti, ma solamente cose utili per gestire al meglio o far divertire i bambini: libri di storie - ultimamente dinosauri e mummie sono molto quotati -, qualche dvd di eroi o principesse.
Cosa, invece, si sconsiglia alle baby sitter? In primis, l'abbigliamento deve essere consono al contesto, sia per rispetto dei piccoli, ma soprattutto per comodità. In qualsiasi momento della giornata potrebbero essere richieste rapide trasformazioni: da Tirannosaurus Rex a Pterodattilo (chissà poi come si farà ad imitarlo!), da predatore a vittima. Quindi, è vivamente consigliato un outfit sportivo. Importante per la sopravvivenza della cute è legarsi i capelli, per non uscirne troppo sconvolti o bisognosi di extension. Attenzione a chi indossa gli occhiali: c’è chi si diverte a rubarli e a portarli in giro come un trofeo per tutta la casa, solamente per farsi quattro risate alle tue spalle.
Se la situazione si mette male, fate una chiamata alla “mummia”: vi salverà dai momenti di crisi e vi aiuterà a ristabilire l’ordine.
Dopotutto, l’importante è contagiare i bimbi di felicità, comunicare con loro con sincerità, avere un approccio positivo e propositivo, riuscendo a suscitare nei piccoli la curiosità anche verso le piccole cose quotidiane. E, soprattutto, bisogna farsi rispettare, perché, come insegna la famosa Tata Lucia di Sos Tata, “senza il rispetto, è tutto un dispetto”.
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Sono tante le opportunità per fare un’esperienza di lavoro, studio o volontariato in un paese dell’Europa, ma anche fuori dai confini europei.
Tutte le varie possibilità sono state esposte nel seminario “Giovani Europei in Movimento”, che si è tenuto mercoledì 30 novembre al Polo Pantaleoni.
Oggi parliamo del “Programma gioventù in azione”, illustrato da Federico Marinelli del Centro Servizi per il Volontariato: il programma incorpora una serie di progetti di volontariato, che vanno a costituire un’esperienza formativa. Prendere parte a queste iniziative permette, attraverso un approccio partecipativo, di "imparare facendo" e, allo stesso tempo, promuove lo sviluppo personale e sociale.
Gli obiettivi che il Centro si è prefissato consistono nel diffondere tra i giovani il valore della cittadinanza attiva, cioè stimolare il loro senso di solidarietà e la partecipazione alle politiche; nell’incentivare la coesione europea e l’inclusione dei giovani svantaggiati. Da non dimenticare che l’incontro di nuove culture rafforza la propria identità individuale e di gruppo, sviluppa una personalità curiosa, attenta e disponibile, affina la capacità di riflettere, favorisce la presa di coscienza della relatività dei punti di vista.
Gioventù in azione offre molteplici progetti ai quali i giovani possono prender parte: Gioventù per l’Europa; Servizio volontariato europeo; Gioventù nel mondo; Sistemi di sviluppo delle qualità delle strutture di sostegno al servizio dei giovani; Sostegno alla cooperazione europea.
Tutti questi progetti sono finanziati dalla Comunità Europea per l’arco di tempo che va dal 2007 al 2013. Il budget ammonta a 885 milioni complessivi per i sette anni.
"Gioventù per l’Europa" si suddivide a sua volta in più programmi, tra cui gli "Scambi giovani", le "Iniziative giovani" e "Democrazia partecipata".
Il primo offre l’opportunità a gruppi di giovani di essere ospitati in un altro paese o in più paesi per programmare e realizzare un’attività insieme ad altri gruppi su un certo tema. Possono partecipare associazioni non a scopo di lucro, enti pubblici e, in particolare, gruppi informali di giovani, con età che va dai 13 ai 26 anni.
Il programma "Iniziative giovani" prevedela realizzazione di progetti al fine di sviluppare spirito d’iniziativa, intraprendenza e creatività. Non è prevista una durata specifica, ma non si possono superare i 18 mesi.
"Democrazia Partecipata" ha come obiettivo quello di promuovere la partecipazione dei giovani alla vita democratica. Possono prendervi parte i giovani dai 13 ai 30 anni. La durata del programma anche in questo caso non deve superare i 18 mesi.
Il Servizio di volontariato europeo prevede lo svolgimento di un’attività di volontariato a tempo pieno da 2 mesi fino a un massimo di 12 mesi. In questo arco di tempo il partecipante è a completa disposizione dell’organizzazione, non percepisce redditi ma sono garantiti viaggio, vitto e alloggio. L’età minima per partecipare è 18 anni, 16 per persone con minori opportunità, quella massima di 30 anni.
L’impegno e l’energia impiegati nei progetti vengono riconosciuti attraverso un attestato di partecipazione. Si tratta dello “Youth Pass”, un certificato rilasciato dalla Commissione Europea, che descrive e convalida le esperienze di apprendimento non formale e informale acquisite durante il programma.
Il “Programma gioventù in azione” è un’esperienza unica di crescita personale, che consente di entrare effettivamente in contatto con nuove realtà e di scoprire gli aspetti meno conosciuti degli altri paesi, così da sentirci più cittadini europei.
Per maggiori informazioni: www.csv.marche.it
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