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Studia beni culturali a Fermo!

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la città

uno skyline di Fermo

Fermo ha ospitato fino al 12 giugno 2012 la Facoltà di Beni Culturali dell'Università di Macerata. Questo come segno di riconoscimento per l’importanza storica della città, fra i comuni più grandi e ricchi delle Marche, sede universitaria fino al 1800 e, dal 2009, capoluogo di provincia.

Per effetto dell'applicazione della riforma universitaria a partire dal 16 giugno la Facoltà e il Dipartimento di Beni Culturali "Giovanni Urbani" sono confluiti nel nuovo dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo e Fermo ospita oggi le Classi delle lauree in conservazione e gestione dei beni culturali e la sezione dei beni culturali del nuovo Dipartimento

La città ha origini preromane, legate alla civiltà Picena, attestate, fra l’altro, dai numerosi reperti archeologici raccolti nel museo cittadino. Divenne successivamente colonia romana (Firmum Picenum): il passato romano della città è testimoniato da resti archeologici, soprattutto dalle cisterne romane, realizzate nel 40 d.C. Dopo la caduta dell’Impero romano Fermo entrò a far parte del regno longobardo, divenendo la capitale di un vasto territorio sotto la guida di un marchese. L’importanza della città rimase costante anche dopo la fine del dominio longobardo: lo attesta la concessione di un diploma da parte di Lotario I nell’825, che istituiva alcune scuole in Italia, fra cui a Fermo. Tale documento è tradizionalmente considerato l’atto di fondazione dell’Università. Dalla fine del XII secolo Fermo si costituisce come libero comune ed entra ben presto nell’orbita dello stato della Chiesa. Intorno alla metà del ‘300, all’epoca in cui il papato invia il cardinale Egidio Albornoz a riconquistare le terre dello stato ecclesiastico che si erano sottratte al potere del papa, nella “Descrizione della Marca anconitana”, messa a punto per Albornoz, Fermo viene inclusa, insieme a Urbino, Camerino, Ancona e Ascoli fra le cosiddette civitates maiores (le città maggiori) delle Marche. La sua importanza derivava dalla ricchezza di un territorio che riuniva intorno a Fermo numerosi castelli e terre, dalla montagna al mare, dalla ricchezza del suolo, dalle attività manifatturiere e dal commercio. Al potere civile si aggiungeva quello religioso, grazie alla diocesi, la più estesa delle Marche.

Nel primo ‘400 Fermo, come molti altri centri delle Marche, vide l’istituzione di signorie (come quella di Ludovico Migliorati e poi di Francesco Sforza) ma dal 1450 circa tornò a stabilirsi il comune, affidato a un ristretto numero di famiglie (fra le maggiori citiamo gli Azzolini, i Paccaroni, i Gigliucci, i Ricci, i Vitali, gli Euffreducci, i Brancadoro). L’ultimo, sanguinoso tentativo di instaurare la signoria a Fermo fu compiuto da Oliverotto Euffreducci nel 1501: lo citiamo anche per le pagine a lui dedicate da Nicolò Machiavelli nel Principe (Oliverotto ottiene il potere con il favore di Cesare Borgia, figlio del papa in carica, che si impadronì della Romagna e delle Marche con l’appoggio del padre). Il ‘400 vede Fermo aperta a molteplici contatti culturali con il nord Italia e, attraverso il mare, con Venezia e la sponda orientale dell’Adriatico: in città arrivano così dipinti e artisti veneziani come Jacobello del Fiore, Antonio Solario, Carlo e Vittore Crivelli, molti dei quali si possono ancora vedere nelle chiese e nei musei di Fermo e dei centri circostanti. Nel Cinquecento viene portata a termine la piazza, con lo sullo sfondo il palazzo dei Priori, sede del governo cittadino, e le ali di portici.

Nella seconda metà del ‘500 Fermo assume un ruolo di spicco nello Stato pontificio grazie all’azione del marchigiano Sisto V. Questo pontefice regnò per soli cinque anni (1585-1590) ma realizzò importanti riforme a Roma e nello Stato della Chiesa, rafforzando il potere assoluto del papa; promosse inoltre opere di carattere urbanistico e architettonico a Roma e nella sua terra di origine. Sisto V era nato a Grottammare, vicino Fermo, e a Fermo aveva studiato e ne era diventato vescovo. Alla città concesse numerosi privilegi: le diede l’università e trasformò da diocesi in arcidiocesi: favorì inoltre molti prelati fermani presso la corte papale. Ancora oggi la piazza del Popolo di Fermo è dominata dalla statua in bronzo del pontefice eretta sulla facciata del palazzo dei Priori. Fra Seicento e Settecento la città rinnovò il proprio volto urbano: giungono a Fermo gli ordini religiosi della controriforma: i Filippini (terzo insediamento dopo quelli di S. Severino e Napoli) che costruiscono una splendida chiesa (fra fine XVI e inizi XVII secolo), da cui proviene, fra l’altro, il dipinto più importante della Pinacoteca Civica, l’Adorazione dei Magi di Rubens e i Gesuiti. Molte famiglie nobili fanno costruire o ampliare le proprie dimore. All’iniziativa di alcuni concittadini importanti presso la corte pontificia a Roma si deve anche il grande sviluppo della biblioteca: nel 1688 il cardinale Decio Azzolino, confessore e consigliere della regina Cristina di Svezia, finanziò la costruzione e l’arredo di una sala da destinare a biblioteca all’ultimo piano del palazzo dei Priori. Qui trovarono posto, dopo il 1723, i libri che un altro fermano, Romolo Spezioli, medico della regina Cristina, lasciò alla città natale, molti dei quali rari testi di carattere medico e scientifico. La sala in oggetto, detta oggi “del mappomondo” per la presenza di un globo realizzato nel ‘700, fa parte del percorso del museo civico, situato proprio nel palazzo dei Priori.

 Il declino di Fermo e la sua perdita di potere politico risale all’800.

Sarà soprattutto l’Unità d’Italia, privando la città del ruolo di capoluogo di provincia a ridimensionarne il ruolo. Dal 2009 Fermo è nuovamente capoluogo di provincia.


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